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La dipendenza è una condizione caratterizzata dalla necessità compulsiva e incontrollabile di assumere una sostanza o di impegnarsi in un comportamento specifico (dipendenze comportamentali), nonostante i suoi effetti negativi evidenti sulla salute fisica, mentale, sociale o finanziaria dell’individuo.

La dipendenza può coinvolgere sostanze come droghe, alcol o tabacco, ma anche comportamenti come il gioco d’azzardo (ludopatia) o l’uso eccessivo della tecnologia. Rientra nel perimetro delle dipendenze anche la dipendenza emotiva che si può manifestare nelle relazioni interpersonali.

Nell’articolo scoprirai il significato profondo delle dipendenze comportamentali e da sostanza, cosa cercano di curare attraverso il circolo vizioso (e senza sbocco) del surrogato, e come la Psicoterapia può intervenire per sbloccare questo circuito disfunzionale e curare definitivamente le reali cause delle varie forme di dipendenza. Tra le dipendenze patologiche, dedicherò anche ampio spazio alla ludopatia (o gioco patologico d’azzardo), trattando le sue cause psicologiche, i sintomi e come è possibile uscirne.

Cosa sono le dipendenze?

Le dipendenze sono caratterizzate da una modifica cronica ed irrefrenabile del comportamento di una persona, che risulta direzionato in maniera specifica e con dinamiche ben riconoscibili.

Anche se si può travestire da normale abitudine, in realtà si trasforma in una disfunzionale e compulsiva ricerca del piacere attraverso sostanze o comportamenti che possono con facilità sconfinare in una dimensione patologica.

Questo desiderio incontrollabile viene comunemente definito addiction, ed in senso più ampio indica una condotta di abuso caratterizzata da:

  • un coinvolgimento vissuto come incoercibile, nella ricerca e nell’utilizzo della sostanza o dell’”oggetto”;
  • incuranza dei danni che derivano a sé e agli altri;
  • elevata probabilità di ricaduta nella dipendenza anche in caso di interruzione dell’uso.

La dipendenza indica una modalità patologica d’uso di sostanze, al fine di prevenire la sindrome di astinenza.

La dipendenza da sostanza è un disturbo in forte espansione e tende a presentarsi come poli-abuso (Wish et al. 2006; Khong et al. 2004; Schifano et al. 1997), oppure ad associarsi a forme di dipendenze comportamentali quali il gioco online patologico, la dipendenza da determinati cibi, soprattutto industriali e con alto contenuto di zuccheri, o da bevande alcoliche, ed altri (Fanella 2010).

Cosa si nasconde dietro alle dipendenze comportamentali o da sostanza?

Volendo andare un po’ più in profondità, la dipendenza in realtà si manifesta non tanto nei confronti di una sostanza chimica o di una specifica molecola, ma verso i neurotrasmettitori e, più in generale, la neurochimica che viene stimolata dal loro consumo.

Oltre a questo, un’altra subdola forma di dipendenza esiste rispetto a determinati stati emotivi, abitualmente negativi. Anche la sofferenza emotiva può causare dipendenze comportamentali, e il soggetto va inconsciamente a ricercare quelle situazioni che possono fargli vivere e rivivere quelle emozioni negative, in un loop che può durare anche per tutta la vita.

Il tutto ovviamente si dipana all’ombra della coscienza, sotto il livello di consapevolezza dell’individuo. Come vedremo più avanti nell’articolo, un vero lavoro su questi aspetti deve partire necessariamente dal portare la luce della consapevolezza nei meandri inconsci della psiche dove si annidano le radici profonde di tutte queste dinamiche.

Quali sono le dipendenze più diffuse?

Prima di vedere un elenco dei tipi di dipendenze più diffuse, vediamo le due modalità principali di manifestazione della dipendenza, che per certi versi sono le due facce della stessa medaglia:

  1. Fisica: indotta da quasi tutte le sostanze di abuso, si manifesta quando il nostro cervello, dopo l’utilizzo protratto di una droga o di una molecola specifica, altera la modalità con cui distingue le sensazioni piacevoli da quelle spiacevoli. I sintomi da astinenza quali tremori, nausea e dolori diffusi indicano la presenza di una dipendenza fisica;
  2. Psicologica: definita come il bisogno incoercibile di utilizzare la sostanza, che viene consumata per cercare di migliorare il tono dell’umore o per puntellare la nostra autostima.

La psicologia ha definito nel corso degli anni una lista di sintomi di natura cognitiva, comportamentale e fisiologica che accomunano le dipendenze, soprattutto quelle patologiche da sostanze.

Quanti tipi di dipendenze ci sono?

Per quanto riguarda i tipi di dipendenze, i 5 più diffusi sono:

  • Dipendenza da sostanza: la categoria più nota, in cui rientrano, ad esempio, l’alcolismo e la dipendenza da alcuni farmaci o da droghe;
  • Dipendenze comportamentali, dette anche dipendenze senza sostanza, come il gioco d’azzardo patologico (ludopatia, o GAP) e lo shopping compulsivo;
  • Dipendenze alimentari, che sfociano in condizioni patologiche come la bulimia o, più in generale, i disturbi alimentari;
  • Dipendenza sessuale, che al giorno d’oggi si manifesta soprattutto grazie a Internet;
  • Dipendenze tecnologiche, come quella da Internet, smartphone o dalle piattaforme dei social network.

Le dipendenze emotive

Per dipendenze emotive si intende quella tipologia di dipendenze che si attiva nell’ambito di una relazione sentimentale.

Specifico subito che un certo grado di dipendenza in una relazione di per sé non è da considerarsi patologica.

Il confine che definisce la dipendenza affettiva disfunzionale è quello oltre il quale l’altra persona, e in generale la relazione di coppia, è vissuta come una condizione indispensabile per la propria stessa sopravvivenza. L’altra persona viene percepita come parte inalienabile di sé e diventano comuni affermazioni quali: “Senza di lui/lei la mia vita sarebbe finita”, oppure “Non posso pensare la mia vita senza di lui/lei”.

In questo caso si può parlare a tutti gli effetti di condizione relazionale negativa, che vede un rapporto fortemente sbilanciato e caratterizzato da assenza di vera reciprocità.

Anche se non viene annoverata nei manuali diagnostici tra le dipendenze patologiche, la dipendenza emotiva può raggiungere una forma così estrema da manifestare tratti simili alla dipendenza da sostanze.

Le dipendenze patologiche: quando il desiderio diventa incoercibile

Una dipendenza comportamentale o da sostanza diventa patologica non tanto in funzione dello specifico tipo di condizione, ma delle dinamiche caratteristiche con cui si manifesta.

In particolare, troviamo la perdita della capacità di controllare l’abitudine, che porta ad un uso prolungato, eccessivo e ripetuto della sostanza, fino ad arrivare al cosiddetto craving, definito come desiderio incoercibile diretto verso questa sostanza che può emergere in qualunque momento. Oltre a questo aspetto, è possibile assistere anche ad un consumo rischioso della sostanza, che può portare a significative alterazioni dello stato psico-fisico, oltre ad un frequente ritiro dalla vita sociale.

La classificazione delle dipendenze patologiche nel DSM-5

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha fornito questa definizione specifica di dipendenza patologica:

“Quella condizione psichica e talvolta anche fisica, derivata dall’interazione di un organismo vivente ed una sostanza tossica, e caratterizzata da risposte comportamentali ed altre reazioni, che comportano sempre un bisogno compulsivo di assumere la sostanza in modo continuativo o periodico, allo scopo di provare i suoi effetti psicologici e talvolta di evitare il malessere della sua privazione.”

Nel DSM-5, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali redatto dall’American Psychiatric Association, le categorie “abuso” e “dipendenza da sostanze” sono state unificate in un unico disturbo, comprendendo anche il gioco d’azzardo patologico (GAP o ludopatia), e misurandolo secondo una scala da lieve a grave; un “disturbo da uso di sostanze” rappresenta “un pattern problematico di uso di una sostanza che porta a disagio o compromissione clinicamente significativi”.

Scala delle dipendenze: come quantificare l’intensità del fenomeno

La cosiddetta scala delle dipendenze è un concetto utile per comprendere la gravità di una dipendenza e classificarla in base al suo impatto sulla vita di un individuo. Questa scala varia da un livello meno grave a uno più grave, aiutando a valutare l’entità del problema.

Alcuni fattori chiave che influenzano la posizione di una dipendenza sulla scala includono la frequenza e l’intensità del comportamento dipendente, il suo impatto sulla salute fisica e mentale e l’interferenza nella vita quotidiana e nelle relazioni.

La quantificazione della gravità della dipendenza trova la sua massima utilità nel caso dell’abuso di sostanze o di droghe, quindi quando la persona manifesta una tossicodipendenza. Sono disponibili diversi questionari e relative scale per attribuire un punteggio alla gravità di una dipendenza da sostanza.

Una di quelle più famose per la dipendenza da droghe, escluso l’alcol, è la Scala di Intensità della Dipendenza (Severity of Dependence Scale, o SDS).

La scala SDS è composta da 5 domande o affermazioni specifiche che il paziente deve valutare in base alla propria esperienza. Le domande si concentrano su vari aspetti della dipendenza, tra cui il desiderio di consumo, la perdita di controllo, l’importanza della sostanza nella vita quotidiana e la capacità di smettere di consumare la sostanza. Ogni domanda ha un punteggio che varia da 0 a 3, dove 0 indica “nessun problema” e 3 indica “problema molto grave”.

Il punteggio totale sulla scala SDS può quindi variare da 0 (nessuna dipendenza) a 15 (dipendenza molto grave). Un punteggio più alto indica una maggiore gravità della dipendenza. La scala SDS è spesso utilizzata in un contesto clinico o di ricerca per valutare l’efficacia dei trattamenti e monitorare i progressi nel trattamento della dipendenza da sostanze.

Vi sono altri questionari o scale famose, come il CAGE per la quantificazione della gravità di una dipendenza da alcol, la scala per la valutazione dell’astinenza da oppiacei (SAO) e da alcol-sedativi (SAA).

In ogni caso, è importante ricordare che la valutazione della dipendenza è un processo complesso e multidimensionale, e la scala SDS è solo uno strumento di valutazione tra molti altri.

Ludopatia, significato. Quando il gioco diventa una trappola

La ludopatia è un termine derivato dalle parole “ludos” (che significa gioco) e “pathos” (che significa sofferenza o patologia), andando ben oltre la semplice partecipazione a giochi d’azzardo.

A tutti gli effetti rappresenta una forma di dipendenza comportamentale caratterizzata da un insaziabile desiderio di giocare d’azzardo nonostante le conseguenze negative che ne derivano.

È una condizione che riflette una profonda sofferenza interiore, spesso collegata a questioni complesse di autostima, ricerca di eccitazione e fuga dalla realtà quotidiana.

In molti casi, il gioco d’azzardo diventa un modo per sfuggire dai problemi personali, garantendo momenti di adrenalina e speranza che possono temporaneamente alleviare il disagio interiore.

La ludopatia può essere quindi vista come segnale di un disagio emotivo sottostante e la comprensione del suo significato va oltre l’osservazione dei comportamenti esterni. Si incentra su un bisogno profondo di gratificazione immediata a cui in genere è molto difficile resistere.

In molti casi, coloro che soffrono di ludopatia cercano disperatamente un cambiamento nella propria vita attraverso la vincita in un gioco, ma questa ricerca continua di fortuna può spingere in una spirale di debiti, ansia e disperazione.

Ludopatia, sintomi

I sintomi della ludopatia possono variare da persona a persona, ma ci sono alcune manifestazioni comuni da osservare. Uno dei sintomi principali è la progressiva perdita di controllo sul gioco, con l’incapacità di smettere o di fermarsi quando si inizia a giocare.

Altri sintomi includono l’interesse sempre maggiore per il gioco d’azzardo, il bisogno di scommettere somme sempre più elevate per raggiungere lo stesso livello di eccitazione, l’irrequietezza o l’irritabilità quando si tenta di smettere e il continuo ricorso al gioco come mezzo per fuggire dai problemi o dalla realtà.

In molti casi, le persone affette da ludopatia finiscono per mentire o nascondere il proprio comportamento di gioco agli altri, compresi familiari e amici.

Questi sintomi possono portare a gravi conseguenze personali, finanziarie e sociali a cui bisognerebbe porre un argine quanto prima per tutelare sia la persona che ne è affetta che il suo ambiente familiare.

Ludopatia, cura

È importante riconoscere i segnali precoci della ludopatia e cercare un supporto professionale qualificato se si sospetta di avere personalmente o di conoscere qualcuno con questo tipo di dipendenza.

Come uscire dalla ludopatia in concreto? A quali azioni e interventi è bene dare la priorità?

Anche se è una sfida complessa, è importante ricordare che esistono opzioni di trattamento efficaci per coloro che intendono uscire da questa dipendenza comportamentale. La cura della ludopatia di solito coinvolge un approccio multidisciplinare che mira a trattare sia gli aspetti comportamentali che quelli emotivi della dipendenza.

Una delle opzioni di trattamento più comuni è la psicoterapia, grazie alla quale i pazienti arrivano ad identificare i pensieri e i comportamenti disfunzionali legati al gioco d’azzardo e a sviluppare strategie per cambiarli. La terapia di gruppo può essere altrettanto efficace dal momento che fornisce un sostegno sociale da parte di persone che affrontano problemi simili.

In alcuni casi risulta utile anche la prescrizione di specifici medicinali per la cura farmacologica dei sintomi quali ansia e depressione che di solito accompagnano la ludopatia. Il sostegno familiare è altrettanto fondamentale dal momento che la dipendenza dal gioco d’azzardo ha quasi sempre un impatto significativo sugli affetti.

Il percorso di guarigione può variare da persona a persona e il successo dipenderà anche dalla motivazione e dall’impegno del paziente. In ogni caso, un trattamento terapeutico adeguato può aiutare a gestire questa dipendenza e a riprendere il controllo sulla propria vita.

Le cause psicologiche delle dipendenze comportamentali

Le cause psicologiche delle dipendenze comportamentali e da sostanza sono multifattoriali, e si possono identificare dei fattori di rischio, quali età precoce di utilizzo, co-morbidità, pressione sociale da parte dei coetanei o dei componenti di quello che è percepito come il gruppo dei pari ad una determinata età.

Il circolo vizioso della dipendenza e il ruolo del surrogato

Il circolo vizioso dietro alla dipendenza include comportamenti e stati d’animo che si rafforzano a vicenda. Dal momento che non vi è un punto di partenza specifico, ogni elemento può innescare quello successivo.

La sostanza o il comportamento oggetto della dipendenza agiscono poi come una sorta di surrogato del vuoto, o mancanza, che il paziente sta cercando di curare. Il surrogato per definizione non può curare questa mancanza, e quindi si innesca un circolo vizioso. Il surrogato non è ciò di cui la persona ha veramente bisogno.

Il presupposto da cui partire è che il movimento di ricerca e fruizione di questo surrogato è un tentativo di guarigione del vuoto interiore o del bisogno psicologico. Non avendo però riconosciuto il vero oggetto della mancanza, il meccanismo della dipendenza si auto-alimenta e la persona si ritrova a subire uno o più comportamenti disfunzionali, che possono anche essere oggetto di stigma sociale e famigliare.

In questo caso, il disagio secondario che deriva dalla condanna della dipendenza si somma al bisogno non riconosciuto e insoddisfatto che giace nella psiche del soggetto. Quest’ultimo continua così a stare male, il suo bisogno non è riconosciuto, e il comportamento della dipendenza gli sottrae costantemente energie psichiche che potrebbe impiegare in un modo ben più costruttivo.

Non sapendo, peraltro, che cosa ha indotto la dinamica della dipendenza, la persona si trova in un vicolo cieco da cui le sembra impossibile uscire.

Gruppo di persone giovani che mostrano dipendenze tecnologiche compulsive e continuano a guardare i propri telefoni cellulari [Photo by cottonbro studio on Pexels]
Dipendenza dalle tecnologie in persone giovani

Come uscire dalle dipendenze: la figura dello psicoterapeuta

Un lavoro con la Psicoterapia Olistica può consentire di interrompere l’assunzione di una sostanza, anche se per poterlo fare deve focalizzarsi sul rendere coscienti le dinamiche che sottostanno alla dipendenza.

La cessazione delle dipendenze comportamentali o da sostanza sul piano esteriore risulta così il fine, e non il mezzo.

Con il percorso psicoterapeutico, infatti, l’individuo prende consapevolezza dei malesseri e degli irrisolti psichici che lo hanno portato alla dipendenza.

Quest’ultima, come abbiamo visto prima, cerca di curare una dinamica psicologica di sofferenza che si trova al di sotto della superficie della consapevolezza, ma per definizione non può guarirla di per sé, andando così a perpetuare il meccanismo disfunzionale.

La Psicoterapia per dipendenze

Nel momento in cui, come psicoterapeuta, lavoro sulle dipendenze è opportuno fin dall’inizio condurre il paziente delicatamente attraverso questo velo distorcente che gli impedisce di riconoscere esattamente cosa si muove al proprio interno. Tutto parte dalla presa di coscienza anche di questo dolore. È necessario risalire alla radice della mancanza e del comportamento disfunzionale che ne deriva, in un clima interno di accoglienza. Le radici affondano sovente in una mancanza percepita di amore o di riconoscimento da parte di uno o di entrambi i genitori.

Ecco perché è molto difficile, se non impossibile, stare meglio con sé stessi e nella vita in generale fintanto che non abbiamo rielaborato adeguatamente il rapporto con i nostri genitori.

E qui sto parlando anche del rapporto con la rappresentazione interna dei nostri genitori.

Le ferite emozionali che giacciono nell’inconscio possono letteralmente bloccare anche un percorso di crescita personale ben avviato. È possibile aver ottenuto progressi importanti e stabili, anche per più anni consecutivi, ma quando la persona impatterà contro la ferita inconscia ogni possibilità di ulteriore crescita viene sbarrata.

In linea generale, vi è un principio importante da seguire.

Un comportamento poco virtuoso, come una dipendenza, non può quasi mai essere gestito frontalmente. La collisione frontale porta nel 99,9% dei casi ad una reazione opposta nella persona, che si allontanerà immediatamente da questo pericolo.

D’altro canto, la correzione o ristrutturazione puramente cognitiva o comportamentale non cura a ritroso la ferita emotiva.

Ogni comportamento è psico-logico, quindi ha un senso dal punto di vista della psiche.

Come per altre problematiche, risulta essenziale la presa di consapevolezza della dinamica sottostante e della carenza psicologica che ha innescato tutto il processo.

Solo in questo modo, con uno scavo nel profondo della psiche del paziente, è possibile poi integrare il vuoto e recuperare quella funzione che sembrava perduta per sempre.

Attraverso l’acquisizione di comportamenti più funzionali la persona può così rivalorizzare il suo ruolo nella società ed in famiglia, ma anche restaurare un rapporto adeguato con sé stessa.


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Foto professionale della Dott.ssa Elisa Scala, medico psicoterapeuta a Novara
Ricevo a Novara e online

Medico psicoterapeuta

Sono iscritta all’Albo Professionale dei Medici dall’anno 2008, ed esercito la professione di Psicoterapeuta sia per mezzo di sedute online (via Zoom o Skype) che in presenza nel mio studio privato vicino al centro storico di Novara.

Perché medico psicoterapeuta?

Associare la Specializzazione in Psicoterapia della Gestalt alle conoscenze e all’esperienza di Medico mi permette di comprendere più aspetti dei disagi interiori delle persone che decidono di intraprendere un percorso di psicoterapia con me.

Questo porta a risultati tangibili per il paziente in termini di salute, benessere e serenità nella propria vita, il tutto in tempi mediamente più brevi rispetto alla psicoterapia tradizionale e senza limitarsi a quella che potrei definire come “terapia dell’ascolto”.

Dott.ssa Elisa Scala, medico psicoterapeuta a Novara