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L’ansia con i suoi sintomi fisici e mentali è sempre la spia che rimanda a contenuti psichici inaccettabili e rimossi. Da un certo punto di vista, è l’unica modalità che rende manifeste determinate dinamiche, che altrimenti agirebbero completamente nell’ombra.

La presenza dell’ansia costringe quindi a portare l’attenzione verso alcuni contenuti profondi che altrimenti continueremmo ad ignorare, anche se di per sé non ci fornisce un quadro chiaro su come muoverci.

Non solo, ma la tendenza naturale della persona (peraltro del tutto comprensibile) si muove verso il tentativo di eliminare il sintomo, che altro non è che l’unica mappa cifrata che la psiche ci mette tra le mani per poter scendere ad un maggiore livello di comprensione.

In questo, una complicazione è che l’ansia di per sé è anche abbastanza aspecifica.

Esistono infatti vari tipi di ansia e di modalità con cui si manifestano nel corpo.

Riconoscere la tipologia specifica di ansia è un punto di partenza fondamentale per affrontarla nel migliore dei modi e per poterla superare in tempi anche rapidi. In particolare, i sintomi fisici da ansia sono la prima interfaccia che vediamo dall’esterno e che bussa alla porta della consapevolezza.

Puoi vedere i sintomi fisici dell’ansia come la punta di un iceberg, la parte emersa di una dinamica di rimozione psicologica ormai cronicizzata.

Nell’articolo scoprirai come la psicoterapia può letteralmente scandagliare l’ansia partendo dal suo quadro di sintomi neurologici e dai numerosi segnali corporei, andando poi a lavorare con efficacia sulle sue cause profonde e consentendoti quindi di combatterla in tempi rapidi.

In linea generale, il modo migliore per guarire da un sintomo è rendendolo superfluo, quindi disinnescando le dinamiche interne ed inconfessabili di cui è solo l’espressione finale (e criptata).

Elenco dei Contenuti

Che cos’è l’ansia in psicologia?

La parola ansia, nel senso più comune del termine, indica uno stato di tensione e di attesa che può assumere sia una valenza positiva che negativa.

Se vogliamo semplificare, l’ansia è descrivibile almeno in parte come un sentirsi agitati dentro, nonostante ansia ed agitazione interna non siano del tutto sovrapponibili.

Ansia deriva dal latino «angere», cioè “stringere”, “strizzare” o “comprimere”, e rappresenta questo stato fisiologico di allerta interiore che in determinati momenti può anche risultare funzionale.

A livello ancestrale, la Natura ha infatti previsto questo strumento per consentire all’organismo di far fronte ad una situazione di pericolo o un cambiamento importante delle condizioni esterne che quasi sempre richiede un’attenzione immediata.

Oltre agli aspetti più classici dell’ansia, abbiamo anche una chiave di lettura psicologica molto interessante.

Possiamo definirla, infatti, come la risposta dell’organismo alle emozioni represse e percepite come inaccettabili, che risiedono nei meandri più reconditi dell’inconscio.

In quanto carica energetica, può trovare la via di scarico nel corpo secondo degli schemi ben precisi, dando origine a somatizzazioni.

Ciò che caratterizza tutti gli stati d’ansia è un elevato livello di attivazione corporea.

I disturbi d’ansia: qualche numero

L’incidenza dei disturbi ansiosi nel mondo è compresa tra il 2,5 e il 7% a seconda dello specifico Paese preso in considerazione (Fonte: Institute for Health Metrics and Evaluation, o IHME).

Nel 2017, quindi in epoca pre-pandemia da Covid-19, è stato determinato che ne ha sofferto un totale di 284 milioni di persone in tutto il globo, con una frequenza quasi doppia nel sesso femminile (4,7%) rispetto a quello maschile (2,8%). Questi numeri rendono i disturbi d’ansia leggermente più impattanti in termini numerici rispetto alla depressione considerata in tutti i suoi tipi.

Focalizzandoci solamente sull’Italia, nel 2019 l’incidenza media di questo disturbo nella popolazione generale è stata pari al 5,63%, quindi leggermente superiore alla media mondiale del 3,8%. In Europa la Nazione con la più alta incidenza di problemi d’ansia è il Portogallo.

A influenzare la diffusione di tali disturbi vi è spesso una scarsa consapevolezza del loro vero impatto nella vita quotidiana, unita alla tendenza a trattarli tardivamente o in modo inadeguato.

I disturbi d’ansia più comuni secondo il DSM-5

I disturbi d’ansia rappresentano una gamma di condizioni psichiatriche che condividono un tratto comune: un’ansia eccessiva che porta ad una serie di comportamenti problematici quali l’evitamento o la costante richiesta di rassicurazioni.

La paura si manifesta come una risposta emotiva ad una minaccia reale o percepita, mentre l’ansia è innescata dall’anticipazione di un’ipotetica minaccia futura.

Il DSM-5, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, identifica diversi disturbi d’ansia, ognuno con i propri criteri diagnostici distintivi.

Nella quinta edizione del DSM sono stati apportati cambiamenti alla classificazione dei disturbi d’ansia rispetto alle edizioni precedenti. Alcuni disturbi che in passato erano inclusi in questa categoria, come il disturbo ossessivo-compulsivo e il disturbo da stress post traumatico (PTSD), ora sono stati riclassificati in capitoli specifici dedicati.

In ogni caso, ti riporto qui di seguito i 7 disturbi d’ansia più diffusi:

  1. Disturbo d’ansia generalizzato (DAG). È caratterizzato da una preoccupazione eccessiva e persistente per svariati eventi o attività, accompagnata da sintomi fisici abbastanza aspecifici come agitazione, irritabilità, tensione muscolare, difficoltà di concentrazione e disturbi del sonno.
  2. Disturbo d’ansia sociale (o fobia sociale). Si caratterizza con una forte paura e ansia che emergono in situazioni sociali o in cui è richiesta una specifica performance, come parlare o tenere una presentazione in pubblico, e può portare a comportamenti di evitamento di tali situazioni.
  3. Disturbo di panico (o da attacchi di panico). Si verifica in presenza di attacchi di panico ripetuti (ricorrenti), intensi e inaspettati, senza una evidente causa scatenante esterna o interna.
  4. Disturbo ossessivo-compulsivo (DOC). In questa condizione il soggetto lamenta pensieri ossessivi e una costante ruminazione mentale, a cui seguono in via compensativa dei comportamenti compulsivi, che mirano a ridurre l’intrusione dei pensieri ripetuti. La compulsione è il tentativo di “cura” o, quantomeno, di attenuazione dell’ossessione.
  5. Disturbo da stress post-traumatico (PTSD). Può insorgere dopo aver subito o assistito ad un evento traumatico maggiore come un incidente, una violenza fisica o un terremoto, e può causare sintomi come ricordi intrusivi, evitamento di situazioni simili e ipervigilanza.
  6. Disturbo di ansia da separazione. Si caratterizza per un eccessivo timore di perdere una figura di attaccamento, come i genitori, e si manifesta spesso in giovane età.
  7. Disturbo d’ansia da malattia (ipocondria). Il suo tratto caratteristico è la preoccupazione eccessiva e persistente per la propria salute alimentata dalla convinzione di essere malati o di poter sviluppare una malattia grave, anche in assenza di sintomi e nonostante valutazioni mediche e rassicurazioni adeguate.

Questi sono solo alcuni dei disturbi d’ansia più comuni, ma ne esistono anche altri, come il disturbo da ansia da prestazione e il disturbo da ansia da valutazione.

I motivi per cui viene l’ansia: il suo attivatore nascosto

L’attivazione, o arousal, è uno stato neuro-fisiologico di eccitazione messo in atto dall’organismo per rispondere a uno stimolo, per gestire nell’immediato una situazione di pericolo o per raggiungere un determinato obiettivo o traguardo che richiede il reclutamento di una quantità elevata di energie psichiche.

Nel campo della psicologia, l’arousal è stato studiato in relazione a vari aspetti, tra cui l’attenzione, la memoria, la percezione e l’apprendimento. I livelli ottimali di arousal possono variare da persona a persona e influenzano le prestazioni in compiti cognitivi o motori.

Comprendere l’arousal è quindi essenziale per la psicologia, dal momento che plasma letteralmente le modalità con cui le persone reagiscono alle diverse situazioni, regolano le proprie emozioni ed elaborano le informazioni a livello cognitivo.

In relazione all’ansia, l’arousal si riferisce al livello di attivazione del sistema nervoso simpatico, notoriamente coinvolto nella risposta di “combatti o fuggi” dell’organismo.

Nei momenti di massima tensione il livello di attivazione raggiunge valori elevati, mentre negli stati di rilassamento scende a valori più bassi.

Se la tensione aumenta fino a sentirsi agitati, tanto da non riuscire a tollerarla, entra in gioco l’ansia e si accede ad uno stato di iperattivazione e di ipervigilanza, che può anche diventare cronica.

Quando l’ansia diventa patologica?

La risposta immediata è che l’ansia assume una valenza patologica quando ha un impatto invalidante sulla vita della persona, rendendo più difficoltose le relazioni sociali e arrivando a generare forti sensazioni di malessere psicofisico. 

In realtà l’ansia è quasi sempre considerata come negativa, come qualcosa da eliminare subito dalla propria quotidianità, da combattere senza esitazione, ma in realtà non sempre è così.

Il quadro è più articolato e nasconde significati profondi che possiamo utilizzare come importanti chiavi di comprensione.

Ti voglio qui fornire un punto di vista differente.

Il significato ancestrale dell’ansia

In alcuni casi l’ansia è (e rimane) una condizione emotiva che prepara l’individuo a reagire fisicamente e psicologicamente a una minaccia reale, o ad un contesto in cui è richiesto un significativo reclutamento delle proprie risorse interne ed energie psichiche.

Di fronte ad un evento importante (come un esame a scuola, una presentazione in pubblico o un colloquio di lavoro), l’organismo mobilita giustamente le proprie energie per affrontare al meglio la situazione.

In queste situazioni l’ansia e la conseguente liberazione di adrenalina, essendo moderata e limitata nel tempo, è da ritenersi a favore della persona.

È consigliabile invece intraprendere uno specifico lavoro sull’ansia, meglio se attraverso un percorso di psicoterapia, in tutti i casi in cui:

  • l’ansia e i suoi sintomi compaiono troppo spesso e per periodi prolungati;
  • questi sintomi hanno un’intensità eccessiva, o comunque sproporzionata, rispetto alla situazione esterna;
  • sono vissuti con molto anticipo rispetto all’evento temuto. Si parla in tali casi di ansia anticipatoria, o paura della paura, cioè lo stato di angoscia derivante dal timore di stare nuovamente male, che porta la persona a mettere in campo una serie di comportamenti evitanti.

Come si manifestano le crisi d’ansia?

Come accennavo all’inizio, la chiave di lettura alla base di tutto è incentrata sui rimossi psichici e sulle cariche emotive represse e mantenute al di fuori del radar della coscienza.

Le manifestazioni associate a tali emozioni sono all’origine dei malesseri e sintomi fisici che non trovano un’adeguata spiegazione medica, i cosiddetti Medically Unexplained Symptoms (MUS).

Come descritto magistralmente da Allan Abbass, l’ansia può manifestarsi (letteralmente, scaricarsi) nel corpo mediante quattro vie principali:

  • somatica (muscolatura striata);
  • viscerale (muscolatura liscia degli organi interni);
  • cognitivo-percettiva, inducendo uno stato di confusione e di scarsa lucidità mentale e percettiva;
  • conversione motoria (detta anche flattening).

Quest’ultima si manifesta come debolezza muscolare o paralisi in un qualsiasi muscolo involontario.

Come principio di fondo, tanto più la via di scarico nel corpo è profonda e nascosta, quindi “lontana” dalla muscolatura striata, tanto più la situazione è potenzialmente pericolosa per la persona, andando ad agire sulla muscolatura liscia degli organi o sul Sistema Nervoso Autonomo (SNA).

Tutti i carichi energetici trovano una loro via di espressione o manifestazione, e possono dare luogo a sintomi cronici apparentemente decorrelati rispetto alla loro natura originaria.

I sintomi dell’ansia, quali sono

Come visto all’inizio, l’ansia è una reazione fisiologica, per quando quasi sempre sgradita. Un episodio, o attacco di ansia, dura in media pochi minuti e si risolve da solo nella grande maggioranza dei casi, anche se può avere strascichi importanti, una sorta di “coda lunga” che fatica ad abbandonare totalmente la persona.

Se, invece, l’ansia persiste e riesce ad innescare un circolo vizioso con i pensieri che la accompagnano e la alimentano, si può parlare di disturbo d’ansia generalizzato.

Ansia, sintomi fisici e mentali

Il disturbo d’ansia porta con sé sintomi di tipo fisico, emotivo, neurologico, cognitivo e comportamentale, essendo quindi in grado di condizionare la persona a 360°.

I più comuni sintomi fisici da ansia sono:

  • Sudorazione eccessiva, associata in genere ad un aumento della temperatura corporea
  • Nausea
  • Debolezza
  • Sensazione di non riuscire a respirare a fondo (mancanza d’aria o dispnea)
  • Senso di nodo alla gola
  • Cefalea
  • Brividi
  • Vertigini, ronzii alle orecchie
  • Alterazioni nel respiro
  • Tensione muscolare e tremori, soprattutto agli arti.

A livello emotivo, si riscontrano tipicamente una frequente irritabilità, angoscia e paura di svenire o di perdere il controllo, oltre alla percezione di un pericolo imminente.

Sul piano mentale, neurologico e comportamentale, l’ansia è quasi sempre accompagnata da uno stato di confusione, difficoltà di concentrazione e di mantenimento del focus, nervosismo e preoccupazione costante o ricorrente, difficoltà ad addormentarsi, insonnia e riduzione della qualità del sonno, bisogno di fuggire e, quindi, difficoltà nello stare fermi in una data postura.

Per diagnosticare uno stato d’ansia non è necessario che si manifestino tutti contemporaneamente (anche se alcuni sono più frequenti di altri), così come la presenza di uno o due di questi sintomi non è per forza da attribuire ad un disturbo d’ansia.

In altri casi poi, lo stato d’ansia può essere del tutto transitorio o legato ad un periodo di forte stress emotivo, senza avere quindi radici profonde che lo potrebbero rendere cronico.

Dolori al petto ansia

Il manifestarsi di dolori al petto in associazione all’ansia può creare un’esperienza angosciante e ancora più preoccupante per chi ne è colpito.

Come visto, l’ansia può innescare una risposta fisiologica nel corpo, causando tensione muscolare, iperventilazione e sensazione di oppressione al torace. Per quanto riguarda quest’ultima, l’ansia si manifesta in genere anche tramite una percezione di costrizione nella parte inferiore dello sterno, come se ci fosse un pugno appoggiato sopra che spinge verso l’interno e rende più difficile la respirazione.

Questi sintomi possono essere particolarmente intensi e sconfinare in una vera e propria percezione di dolore che, nonostante nella maggior parte dei casi non sia legata a problemi cardiaci, può essere avvertita come tale, generando ulteriore ansia.

Il circolo vizioso che si instaura facilmente tra ansia e sintomi fisici può intensificare la percezione dei dolori al petto, creando una sensazione di allarme che non fa altro che amplificare lo stato ansioso.

Un’importante distinzione da fare, comunque, si basa sul lato del torace in cui si avverte il dolore, che può fornire indizi utili nella valutazione delle possibili cause.

Dolori al petto sinistro ansia

Quando i dolori al petto si manifestano nella parte sinistra, possono più facilmente essere associati a condizioni cardiache, causando generalmente un dolore sordo, una percezione di oppressione o una sensazione di pesantezza.

Una seconda possibile causa di dolori al petto sinistro è rappresentata da infortuni muscolari o problemi alle coste nella zona sinistra del torace. La costocondrite, ad esempio, coinvolge un’infiammazione a carico delle cartilagini che collegano le costole allo sterno (in genere tra la quarta, la quinta o la sesta costola).

Altre cause possono essere le malattie polmonari, infezioni da Herpes zoster e, nelle donne, anche la mastite (infiammazione a carico della ghiandola mammaria).

I dolori al petto sinistro possono comunque essere anche associati all’ansia, che in molti casi può provocare tensione muscolare. Bisogna sottolineare che la dolenza al petto causata dall’ansia di solito è di natura temporanea e tende a diminuire o a risolversi con la cessazione dell’attacco d’ansia acuto.

Nonostante la possibilità che il dolore al petto sinistro sia legato all’ansia, è sempre consigliabile sottoporsi ad una valutazione medica adeguata per escludere eventuali cause fisiche sottostanti.

Dolore al petto destro ansia

Il dolore al petto destro, o dolore toracico destro, è una manifestazione che soggiace a condizioni cliniche anche molto diverse tra di loro, tra cui la pancreatite, patologie polmonari, fratture costali localizzate sul lato destro del torace, patologie della cistifellea come calcoli biliari o colecistiti, infortuni o traumi a carico dei muscoli pettorali o intercostali, infezioni da Herpes zoster e, nelle donne, anche la mastite.

Oltre a queste cause organiche o fisiche, anche l’ansia può trovare la sua via di manifestazione nel corpo e causare un dolore al petto destro.

Analogamente a quanto visto per il lato sinistro, è importante sottolineare che il dolore al petto destro associato all’ansia di solito è di natura temporanea e tende a diminuire una volta che lo stato ansioso si attenua.

Ansia, sintomi al cuore

Sul piano fisico vi è una stretta correlazione tra ansia e cuore: a ben guardare non vi è stato d’ansia che non si rifletta almeno in parte a livello del cuore attraverso una modifica della frequenza e del ritmo del battito cardiaco.

Esiste, infatti, un legame molto intimo e diretto tra quanto avviene nella psiche e le esperienze a livello corporeo.

Il sintomo somatico più frequente riportato dal soggetto che sperimenta un attacco d’ansia è la tachicardia, ovvero un aumento della frequenza del battito cardiaco al di sopra dell’intervallo considerato normale per un cuore a riposo. Altri sintomi riconducibili al cuore sono le palpitazioni, cali di pressione, irregolarità del polso e dolori al centro del torace.

Ansia intestino, sintomi

Come visto, l’ansia è un’energia potente che può avere un impatto significativo sul corpo e, in particolare, sull’apparato gastrointestinale.

Questa connessione tra psiche e corpo è ormai ben nota e sempre più studiata.

Tra i sintomi fisici da ansia a carico dell’intestino, vi sono fastidi come il mal di stomaco, la sensazione di tensione addominale, la diarrea o la stitichezza (alterazioni della peristalsi), il gonfiore e il disagio generale nella zona dell’addome. Questi sintomi possono variare da lievi a gravi e manifestarsi in modi diversi da persona a persona.

I sintomi intestinali dell’ansia sono spesso associati a disturbi come la sindrome dell’intestino irritabile (IBS), che non fa altro che scatenare o aggravare l’impatto dell’ansia su questo apparato.

Comprendere e riconoscere questi sintomi è fondamentale per identificare l’ansia come possibile causa e cercare le adeguate strategie di gestione.

Sintomi neurologici dell’ansia

L’ansia è una risposta naturale basata sullo stato di allerta del corpo di fronte a situazioni percepite come minacciose o stressanti. Questa risposta coinvolge il sistema nervoso ed è quindi inevitabile che si manifestino sintomi neurologici.

Uno dei sintomi più diffusi è la tensione muscolare, spesso avvertita come una sensazione di rigidità o dolore muscolare, in particolare nella zona del collo, delle spalle e della schiena. Questo è il risultato della risposta “combatti o fuggi” del corpo, che prepara i muscoli per una reazione immediata.

Altri sintomi neurologici dell’ansia includono mal di testa, vertigini e tremori. L’ansia può anche influenzare il sonno, causando insonnia o sogni vividi e disturbanti che possono ridurre la qualità del riposo notturno e la durata dei momenti di sonno profondo e ristoratore.

L’ansia può, inoltre, portare a sintomi sensoriali, come formicolii o intorpidimento delle mani o dei piedi. Questi sintomi sono spesso il risultato dell’iperattivazione del sistema nervoso simpatico, direttamente coinvolto nella risposta allo stress.

L’ansia somatizzata: quando il corpo parla

Un disturbo manifesto è tipicamente accompagnato dai sintomi fisici da ansia che abbiamo visto nei paragrafi precedenti, con una inevitabile variabilità da persona a persona. In questi casi le persone tendono ad essere pienamente consapevoli delle cause del loro stato d’ansia e possono riconoscere la correlazione tra i loro pensieri destabilizzanti ed il disturbo ansioso.

Nella somatizzazione, invece, il corpo parla e diventa il megafono (in genere l’unico) di una sofferenza psicologica. Il nostro corpo agisce, quindi, come una sorta di valvola di sfogo per tutte le cariche energetiche non riconosciute o accettate dalla coscienza.

Dobbiamo sempre ricordare che l’emozione che continua a scaricarsi nel corpo, manifestandosi con sintomi ben precisi, non è quella di cui possiamo parlare senza problemi a livello cosciente, ma quella contro cui lottiamo e che non abbiamo riconosciuto.

Come con una medaglia a due facce, la persona è consapevole del lato testa (ad esempio, la tristezza), ma non del lato croce (spesso la rabbia) che si esprime nel corpo in maniera criptata.

Possiamo vedere una dinamica del tutto analoga con l’ansia, dove quest’ultima è il lato testa che vediamo e che cerchiamo di tenere sotto controllo o annullare, ma il lato croce è quella carica emotiva non riconosciuta che tende ad affiorare verso la superficie.

Tentando di farlo, innesca l’ansia, una sentinella che suona l’allarme per il pericolo in corso.

Non somatizziamo quindi mai un’emozione semplice: nel corpo si esprime sempre il lato nascosto della medaglia di cui abbiamo una consapevolezza del tutto limitata. Del resto, ciò che è conosciuto e non oggetto di rifiuto non viene somatizzato.

Somatizzazione ansia, sintomi

I sintomi dell’ansia somatizzata che più comunemente possiamo riscontrare sono dolori, malesseri, disturbi digestivi e palpitazioni, senza però una causa apparente o con una causa che non sembra giustificare la gravità delle manifestazioni corporee.

La somatizzazione in genere si muove, almeno in parte, al di sotto della superficie della consapevolezza.

La sintomatologia può essere simile nei due casi, ma nella somatizzazione si vede la manifestazione corporea, spesso anche fastidiosa, ma non la causa scatenante. In altri termini, le persone possono non essere consapevoli del fatto che i loro sintomi sono legati all’ansia, arrivando a credere che ci sia un problema fisico sottostante.

L’ansia somatizzata può essere più difficile da riconoscere e trattare rispetto all’ansia normale, proprio per il fatto che i sintomi fisici sono facili da confondere con altre condizioni mediche.

Ansia somatizzata allo stomaco, sintomi

L’ansia somatizzata allo stomaco è un esempio eloquente di come le emozioni profonde possano manifestarsi fisicamente.

Le manifestazioni qui variano da persona a persona, ma spesso includono sensazioni spiacevoli come la già citata tensione addominale, crampi allo stomaco, episodi di iperacidità gastrica, reflusso gastroesofageo, nausea, sensazione di farfalle nello stomaco o un nodo alla gola.

Questi sintomi possono essere fastidiosi e, in alcuni casi, arrivare ad interferire con la qualità della vita quotidiana.

È importante riconoscere che il nostro sistema gastrointestinale è intimamente connesso al nostro stato emotivo, e lavorare sulla gestione dell’ansia può aiutare a migliorare anche la salute del nostro stomaco.

Sentirsi agitati dentro, sintomi

Qual è la differenza tra la classica ansia e il sentirsi agitati dentro?

Sentirsi agitati dentro può manifestarsi attraverso una serie di sintomi che riflettono una generale inquietudine emotiva interna. Questo stato emotivo può causare palpitazioni, battito accelerato del cuore, una sensazione di tensione muscolare, sudorazione e talvolta anche tremori, caratteristiche che abbiamo inquadrato all’interno del perimetro dell’ansia.

In ogni caso, il sentirsi agitati dentro non è automaticamente inquadrabile come ansia.

Entrambi sono stati emotivi legati a una forte tensione interna, ma presentano alcune differenze distintive. Sentirsi agitati dentro si riferisce a un senso di irrequietezza o agitazione emotiva che può variare anche parecchio in intensità. Questo stato può essere innescato da diverse situazioni, pensieri o emozioni, ed è spesso associato ad un’ansia moderata.

Sentirsi agitata dentro è una condizione in cui una persona può sperimentare un certo grado di turbamento emotivo, ma questo non necessariamente raggiunge il livello di gravità e durata tipico dell’ansia.

In ogni caso, anche se modesta, l’agitazione interna è il sintomo che qualcosa nel campo energetico della persona non è perfettamente in asse, che c’è un messaggio profondo da ascoltare, una parte da accogliere per la prima volta, qualcosa da cambiare nella propria vita quotidiana.

[Bonus] L’inquietudine interiore: come accogliere il suo messaggio

L’inquietudine interiore è un vago senso di tensione, insoddisfazione e frustrazione mescolate insieme che può affiorare nella nostra vita, talvolta in maniera inaspettata, venendo percepito nella maggior parte dei casi come un intruso sgradito da eliminare nel più breve tempo possibile.

Possiamo vederla come quel senso di turbamento che scaturisce da un bisogno non soddisfatto, da emozioni rese inesprimibili o da esperienze non elaborate. Può manifestarsi con sintomi fisici o psicologici, influenzando il nostro benessere complessivo.

Come per l’ansia, dobbiamo sempre ricordare che l’inquietudine interiore nasce con lo scopo di calamitare la nostra attenzione su aspetti di noi stessi che richiedono considerazione e ascolto, e in alcuni casi anche cura.

Quasi sempre dietro l’inquietudine si celano desideri sopiti che non ci siamo mai concessi nemmeno di ascoltare, pulsioni inaccettabili, paure inconfessate o conflitti interiori da risolvere.

Ascoltare il suo messaggio può spalancarci le porte verso una maggiore consapevolezza di noi stessi e delle nostre reali esigenze.

L’ansia sociale: quando l’interazione con gli altri ci crea angoscia

L’ansia sociale, conosciuta anche come fobia sociale, è un disturbo d’ansia caratterizzato da una paura intensa e persistente delle situazioni sociali o delle proprie performance in pubblico.

Questa condizione va oltre la normale timidezza o nervosismo che molte persone possono sperimentare in determinate circostanze sociali.

La fobia tocca, infatti, trasversalmente tutta la sfera sociale del soggetto, rendendogli arduo se non impossibile partecipare a feste, eventi sociali di varia natura, ma anche svolgere attività lavorative o accademiche o iniziare relazioni sentimentali.

Ansia sociale, sintomi

Tra i sintomi fisici ed emotivi più comuni della fobia sociale troviamo una sensazione intensa di ansia o di paura prima o durante gli eventi sociali, spesso accompagnata da sudorazione eccessiva, tremori, battito cardiaco accelerato, arrossamenti, difficoltà a parlare o a mantenere il contatto visivo con gli altri, nausea e crampi addominali.

La stessa prospettiva di doversi recare ad un evento con tante persone o partecipare ad una visita è in grado di innescare una forma di ansia anticipatoria.

Questi sintomi dell’ansia sociale possono avere un’intensità più o meno forte, arrivando a limitare significativamente la sfera interazionale dell’individuo.

Dispnea da ansia: come riconoscerla?

La dispnea è il principale sintomo associato all’ansia generalizzata, e si definisce come una sensazione di non riuscire a respirare a fondo o di mancanza d’aria (detta anche fame d’aria o fiato corto). Vi sono, comunque, varie forme e tipologie di dispnea, che può quindi classificarsi come una condizione trasversale.

Quando ci si trova davanti ad un pericolo percepito, interno od esterno alla persona, il corpo può reagire innescando una risposta di tipo “lotta o fuga”, che coinvolge anche il sistema respiratorio. La conseguenza diretta sono delle respirazioni più superficiali e veloci, con la sensazione di non riuscire ad espandere completamente la cassa toracica. Tale percezione crea un circolo vizioso: l’ansia può influenzare la respirazione, e la sensazione di non riuscire a respirare a fondo può aumentare l’ansia.

Possiamo distinguere due macro-categorie di dispnea ansiosa: la dispnea psicogena, ovvero una sensazione di mancanza d’aria e respiro corto in assenza di danni organici o funzionali che possano motivare questo tipo di disturbo, e la dispnea di natura organica, ove si può diagnosticare una condizione funzionale sottostante.

La dispnea di natura psicogena (acuta o cronica) nella maggior parte dei casi si manifesta in particolari situazioni di stress psicofisico più o meno temporanee.

La principale causa della dispnea ansiosa è da attribuire ad alcuni disturbi di natura psicologica (disturbi d’ansia, attacchi di panico, esperienza di abusi e traumi psicologici, depressione, disturbo ossessivo compulsivo). Nella maggioranza delle situazioni sono comunque riscontrabili solamente alcune difficoltà di coordinazione tra il sistema nervoso e il corpo a livello dei meccanismi che modulano il ritmo del respiro, senza che vi siano particolari patologie psichiatriche alla base di questo disturbo.

Dispnea da ansia, quanto dura

La durata della dispnea ansiosa può variare significativamente da persona a persona e dipende da diversi fattori, tra cui l’intensità dell’ansia, la frequenza degli episodi ansiosi e la capacità individuale di gestire lo stress.

In molti casi, la dispnea associata all’ansia può essere di breve durata e risolversi spontaneamente una volta che l’episodio ansioso si attenua. In situazioni più complesse o persistenti, tuttavia, la dispnea può protrarsi nel tempo.

Una gestione efficace dell’ansia può influenzare positivamente la durata e l’incidenza della dispnea.

Dispnea da ansia e sbadigli

La dispnea ansiosa, paradossalmente, può essere spesso accompagnata da sbadigli frequenti.

Gli sbadigli in questo contesto possono rappresentare una sorta di risposta compensatoria del corpo per aumentare l’apporto di ossigeno e regolare il livello di anidride carbonica nel sangue. Questa reazione può risultare in una serie di respiri più profondi.

In ogni caso, questa sincronizzazione può anche contribuire a un circolo vizioso proprio alla luce del fatto che la consapevolezza della respirazione e la preoccupazione per la dispnea possono aumentare ulteriormente l’ansia.

Dispnea e ansia possono quindi finire con il rafforzarsi a vicenda.

Una migliore interazione e integrazione tra mente e corpo, che a tutti gli effetti è uno degli scopi primari della Psicoterapia Olistica, può portare ad un miglioramento della sintomatologia non solo sul breve ma anche sul lungo periodo. 

Ansia, le cause. È sempre indesiderabile?

Dal momento che gli attacchi d’ansia possono comparire in diverse condizioni, si tende a considerarli come uno stato aspecifico.

Puoi, ad esempio, sentire ansia prima di una presentazione in pubblico, e in questo caso è positiva: un maggior livello di adrenalina in circolo nell’apparato psicofisico, se moderato, migliora la prestazione.

Se invece è eccessiva, predomina l’aspetto negativo, e la qualità della vita, ma anche la lucidità mentale in determinati momenti, ne risulteranno compromessi in maniera rilevante.

Puoi, ad esempio, percepirla prima di imbarcarti su un volo aereo, oppure nel momento in cui ti hanno rubato il portafoglio dalla borsa durante un viaggio in un Paese estero lontano. In questi casi l’ansia, anche se del tutto comprensibile da un punto di vista mentale, è una condizione che non porta alcun vantaggio specifico e che può in realtà ridurre l’efficacia nella gestione della situazione esterna.

Nei casi più seri si parla di veri e propri attacchi di ansia, fino ad arrivare all’attacco di panico.

Come calmare l’ansia durante un episodio acuto

Iniziando a parlare di cura dell’ansia, è utile distinguere gli interventi che possono essere inseriti in acuto, per calmare l’attacco di ansia, e quelli che invece sono in grado di far passare l’ansia andando a risolvere i conflitti profondi e i rimossi psichici che ne stanno alla base.

Ti voglio qui suggerire qualche strategia che puoi applicare fin da subito per migliorare la sintomatologia e alleviare lo stato di disagio che percepisci quando l’ansia inizia a superare un certo livello.

Ricordati sempre che l’ansia funziona come un campanello d’allarme, una sorta di lente che ti costringe a riportare l’attenzione su ciò che sta accadendo dentro di te. Secondo la sua funzione evolutiva originaria, serve ad avvertire in anticipo circa possibili situazioni di pericolo.

Accettare l’ansia: i 4 punti fondamentali

Per calmare l’ansia nel momento in cui senti che sta crescendo dentro di te puoi seguire questi 4 punti:

  1. Accogli l’ansia, senza respingerla. Anche se ti può sembrare oltre i limiti di quello che riesci a gestire in quel momento, non respingerla e non alimentare la frattura dentro di te. Considerala solamente come un messaggero neutro che sta cercando di portarti un’informazione importante. Cerca di stare il più a lungo possibile sulle sensazioni che la accompagnano, e se puoi annotale su un diario. Lasciare fluire l’ansia dentro di te ti aiuterà a liberarti prima dall’episodio ansioso, oltre ad avere la possibilità di osservarla con un certo distacco.
  1. Sviluppa la consapevolezza che puoi riuscire a superarla. Nessuna sensazione di disagio dura per sempre. Dai fiducia all’intelligenza del tuo corpo, senza lasciarti trasportare verso il basso da pensieri depressivi.
  1. Utilizza il respiro consapevole per rilassarti. Fermati e inizia subito a fare alcune respirazioni lente e profonde, concentrandoti sull’ingresso dell’aria dalle narici durante l’inspirazione e successivamente sulla sua uscita durante la fase di espirazione. Il controllo del respiro ti aiuterà sicuramente a trattenere l’istinto di fuggire, oltre ad indurre un rilassamento fisico e mentale.
  1. Espandi la consapevolezza che l’ansia ti porta un messaggio. Non è importante che tu lo decifri subito, ma già coltivare questa percezione dentro di te ti aiuterà a rapportarti con l’ansia in maniera differente, avendone meno paura. Il principio fondamentale è che finché non avrai compreso il messaggio portato, l’ansia continuerà a farti visita, e a volte in maniera più intensa.

Se segui questi 4 passaggi che ti ho elencato sopra, vedrai che accettare l’ansia non sarà più percepito come un ostacolo insormontabile.

La piena comprensione del messaggio criptato portato dall’ansia può essere raggiunta all’interno di un percorso protetto di psicoterapia, meglio se di orientamento olistico.

Come far passare l’ansia con la Psicoterapia: l’approccio olistico

La migliore strategia per combattere l’ansia è affiancare agli eventuali trattamenti farmacologici un percorso terapeutico sulle emozioni che stanno alla base dei suoi sintomi.

Prima di tutto, durante le sedute di terapia, lo psicoterapeuta specializzato in ansia aiuta il paziente a riconoscere e prendere consapevolezza delle proprie emozioni represse e spinte nell’inconscio.

Sono infatti determinate emozioni, quando sopite nel profondo della psiche della persona, che scatenano l’ansia.

E, come per tutti i carichi energetici spinti sotto la superficie della consapevolezza, si genera un movimento anche tumultuoso di risalita dal basso verso l’alto.

Come puoi intuire, quando l’emozione sottostante e repressa emerge verso la luce, l’ansia si attenua, e viceversa. Del resto questa dinamica segue una logica specifica: quando il contenuto inconfessabile è manifesto, non c’è bisogno che si attivino i segnali di allarme dell’individuo. È proprio in questo modo che si possono guarire i cosiddetti MUS che ho menzionato sopra, cioè rendendo superflua la loro sopravvivenza.

Donna con una bilancia a due piatti in mano, ad indicare simbolicamente la durata psicoterapia ansia Novara
Durata della psicoterapia per l’ansia Novara [Foto di JJ Jordan da Pexels]

Puoi vederla come una classica bilancia a due piatti, antico simbolo di giustizia ed equità: se uno sale, l’altro scende.

È la fisica della psiche.

Noi possiamo intervenire sui carichi destinati ai due piatti, ma non sulla bilancia di per sé.

Le cause profonde dell’ansia: il meccanismo della rimozione

Al di sotto della consapevolezza si cela un mondo psichico molto complesso, comunemente definito inconscio. Questo vale sia per la dimensione mentale che per quella emotiva.

La prima è sicuramente molto nota e legata alle programmazioni, o paradigmi, che condizionano la vita di una persona fin dalle fondamenta più intime. In ogni caso, anche la dimensione emotiva possiede una dimensione inconscia molto importante, dove si muovono vere e proprie correnti energetiche sotterranee che possono trovare manifestazione diretta nel corpo.

Anche se si potrebbe pensare che conscio e inconscio siano due dimensioni separate e prive di scambi reciproci, quasi antagoniste, la realtà è ben diversa.

L’inconscio tende sempre al conscio. Tutto ciò che non conosciamo e respingiamo nell’inconscio, tenderà ad emergere in funzione delle specifiche circostanze, interne ed esterne alla persona.

Da un certo punto di vista, si tratta di assecondare questa dinamica naturale, riportandola però all’interno di un perimetro che il paziente percepisce come accettabile.

Ansia, come gestirla a partire dai sintomi fisici e mentali

Il lavoro svolto dal paziente con l’aiuto dello psicoterapeuta si focalizza sui fattori emotivi che stanno alla base dei sintomi.

Arriva infatti un momento specifico nella vita di ciascuno in cui diventa importante, se non fondamentale, fermarsi e diventare consapevoli di ciò che ripetutamente bussa alla porta della coscienza.

Tale lavoro, nel corso delle sedute di psicoterapia, riduce o addirittura annulla i sintomi stessi. È l’inconfessabilità di determinati contenuti inconsci che alimenta e tiene in vita i sintomi.

Durante il trattamento terapeutico è quindi importante lavorare sempre alla soglia dell’ansia, pena la sostanziale inefficacia della terapia, oltre ad una sua lunghezza eccessiva.

Può sembrare un paradosso, ma un vero lavoro di reintegrazione rende i sintomi superflui. La persona, prima di aver svolto un lavoro adeguato con la psicoterapia, lotta contro i sintomi, fornendo continuo carburante al circolo vizioso della psiche.

Che tipo di psicoterapia per ansia?

Esistono diversi tipi di psicoterapia, anche se non tutti, che possono aiutare il paziente in prima battuta a gestire l’ansia e poi a portare la dinamica sottostante in risoluzione, arrivando quindi a superare l’ansia in maniera definitiva.

Nel mio lavoro per il trattamento dei disturbi d’ansia generalizzata a Novara impiego principalmente due diversi metodi: la terapia ISTDP, o Psicoterapia Intensiva Dinamica Breve (in inglese Intensive Short-Term Dynamic Psychotherapy) e la terapia EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing).

Si tratta di un approccio integrato delle due terapie in una visione olistica della persona, molto adatta ai tempi particolari che stiamo vivendo e in grado di accelerare lo sblocco delle dinamiche disfunzionali sottostanti.

Quanto dura la psicoterapia per l’ansia Novara?

Il mio metodo è breve, e il paziente in media registra dei miglioramenti apprezzabili dopo un ciclo di 10-12 sedute. Se consideriamo la durata globale del trattamento, parliamo di 3-4 mesi con una frequenza settimanale delle sedute, da tenersi in presenza oppure online per i pazienti che non avessero la possibilità di raggiungere fisicamente il mio Studio di Novara.

Guarire dall’ansia in modo definitivo

La Psicoterapia, nella mia esperienza diretta, deve contemplare tutti gli aspetti della vita interiore e sociale di un individuo.

Solo un approccio di questo tipo consente allo psicoterapeuta per l’ansia di aiutare la persona a far emergere e rielaborare al meglio i traumi del suo passato, oltre a tutti i vissuti oggetto di rimozione psichica che le inducono stati di angoscia.

Le persone sono diverse tra loro, ogni individuo è unico, ed è giusto che ciascuno sia ascoltato con attenzione e compreso per il disagio che prova, nella sua specifica e particolare situazione.

Come eliminare i sintomi fisici dell’ansia

Prima di entrare nel dettaglio della psicoterapia dell’ansia, ti voglio dare qualche consiglio pratico e applicabile fin da subito per ridurre o eliminare i sintomi fisici dell’ansia, anche se temporaneamente.

Respingere il sintomo, metterlo a tacere non rappresenta mai la vera guarigione, ma ti può fare stare meglio per un certo lasso di tempo o in vista di un evento specifico.

Eliminare i sintomi fisici dell’ansia nella contingenza richiede un approccio multidisciplinare che combina tecniche di rilassamento, radicamento corporeo (grounding), esercizio fisico e modifiche dello stile di vita.

Praticare regolarmente la respirazione profonda o una tecnica di meditazione può aiutare a calmare l’agitazione interiore e ridurre la tensione muscolare. L’esercizio fisico, come il jogging o lo yoga, rilascia endorfine che migliorano l’umore e diminuiscono lo stress in tempi molto rapidi.

Anche una dieta equilibrata, ricca di nutrienti essenziali come vitamine del gruppo B e forme organiche di magnesio quali il bisglicinato, è fondamentale per attenuare l’impatto degli stimoli ansiogeni e stressogeni.

Come ultimo punto, cercare di dormire almeno 6-7 ore per notte e mantenere una routine il più possibile regolare agevola la stabilizzazione dell’umore e la riduzione dei sintomi fisici dell’ansia.

Le fasi della psicoterapia per l’ansia

La traiettoria generale del trattamento terapeutico per l'ansia è: difese della persona --> ansia --> carico emotivo represso. 

Il mantenimento dello stato di repressione, tra l’altro, protegge la persona dall’ansia, in un circolo che si autoalimenta e in cui l’individuo paga un prezzo anche molto elevato, che spazia da relazioni insoddisfacenti a diversi malesseri e sintomi fisici.

L’approccio olistico in psicologia tende a ridurre il carico conflittuale e repressivo, e tra gli obiettivi si pone quindi il ripristino dell’integrità della persona, intesa come stato in-diviso al suo interno.

Per l’ansia meglio psicologo o psichiatra?

La differenza tra psicologo e psichiatra è sostanziale, dal momento che sono due figure ben distinte, con metodi di intervento per certi versi complementari ma con finalità terapeutiche differenti.

La risposta breve è che un sintomo forte si gestisce farmacologicamente nella fase acuta (breve termine) e con la psicoterapia in un’ottica di medio-lungo termine.

Nell’ottica della guarigione emozionale, l’ansia infatti non è più solo il nemico da zittire in ogni modo con ansiolitici e similari (fermo restando il fatto che nelle fasi più acute sono spesso necessari), bensì la mappa che ci orienta verso la possibilità di riportare alla luce i nostri veri sentimenti e tutta la parte di noi che giace schiacciata dalle nostre resistenze e difese da svariato tempo.

L’obiettivo finale è di aiutare la persona a riconoscere e attivare pienamente le proprie risorse interiori, in maniera da poter gestire con maggiore assertività i propri stati emotivi e le circostanze esterne stressanti, liberandosi dal giogo di sintomi non più necessari.

Per avere un quadro più completo, ti suggerisco di leggere anche l’articolo Attacco di panico: sintomi fisici, cause psicologiche più comuni e cosa fare SUBITO


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Foto professionale della Dott.ssa Elisa Scala, medico psicoterapeuta a Novara
Ricevo a Novara e online

Medico psicoterapeuta

Sono iscritta all’Albo Professionale dei Medici dall’anno 2008, ed esercito la professione di Psicoterapeuta sia per mezzo di sedute online (via Zoom o Skype) che in presenza nel mio studio privato vicino al centro storico di Novara.

Perché medico psicoterapeuta?

Associare la Specializzazione in Psicoterapia della Gestalt alle conoscenze e all’esperienza di Medico mi permette di comprendere più aspetti dei disagi interiori delle persone che decidono di intraprendere un percorso di psicoterapia con me.

Questo porta a risultati tangibili per il paziente in termini di salute, benessere e serenità nella propria vita, il tutto in tempi mediamente più brevi rispetto alla psicoterapia tradizionale e senza limitarsi a quella che potrei definire come “terapia dell’ascolto”.

Dott.ssa Elisa Scala, medico psicoterapeuta a Novara