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Psicoterapia della Gestalt

La teoria del Sé nella Gestalt, come strutturare la percezione unica di noi stessi in relazione all’ambiente esterno e agli altri

La Gestalt: psicologia, significato e origini

La Psicologia della Gestalt, o gestaltica (traduzione dal tedesco: ‘psicologia della forma’ o ‘rappresentazione’) è incentrata sulla percezione e sull’esperienza unica, singolare dell’individuo nella sua esistenza.

Si considera a pieno titolo una forma di psicoterapia umanistico-esistenziale, che si sviluppò agli inizi del ‘900 dapprima in Germania e in seguito negli Stati Uniti.

L’idea centrale alla base della psicoterapia gestaltica afferma che l’insieme è differente e altro (e non maggiore quantitativamente né migliore qualitativamente) rispetto alla somma delle singole parti che lo costituiscono. Da qui discende la famosa massima: “Il tutto è più che la somma delle sue parti”.

Le teorie fondanti della Gestalt si sono quindi rivelate subito come altamente innovative, dal momento che hanno individuato le basi del comportamento umano nel modo in cui viene percepita la realtà e non nella realtà stessa.

La rappresentazione interna supera, quindi, la realtà oggettiva esterna.

Persone diverse si costruiscono rappresentazioni differenti della medesima realtà, in funzione della loro struttura psicologica interna e dei filtri che utilizzano, quasi sempre inconsapevolmente, per interpretare il mondo.

Il primo pilastro della teoria della Gestalt è stato quindi edificato sullo studio dei processi percettivi e su una conoscenza immediata del mondo fenomenico.

Vediamo adesso nel dettaglio la psicoterapia Gestalt come funziona.

Il concetto del campo

Per comprendere più in profondità i principi della teoria della Gestalt e la loro applicazione in psicologia, dobbiamo partire dall’evidenza che l’essere umano, analogamente ad ogni altra forma vivente, si trova circondato da un campo energetico e relazionale fin dai suoi primi istanti di vita.

Ogni forma di vita dipende da questo campo per vivere, anche grazie ad un continuo scambio di impressioni.

Il campo è costituito dagli altri esseri viventi, dagli oggetti e da tutta una serie di elementi che risultano indispensabili per crescere sia fisicamente che psicologicamente.

Al concetto di campo è poi strettamente interconnesso quello di confine.

Ogni organismo rappresenta infatti una interezza psico-fisica che si trova separata dagli altri e, in generale, dal proprio ambiente per mezzo di uno specifico confine.

La difesa dei propri sani confini, di cui si sente spesso parlare, si riferisce alla dimensione psicologica e non tanto a quella biologica o fisica.

I confini sono fondamentali, soprattutto in età infantile e adolescenziale, per definire l’unità psico-fisica, per configurarla e per connotarsi rispetto al mondo circostante.

La figura sfondo nella Gestalt

Un altro principio importante elaborato da Kohler, Koffka e Wertheimer negli anni ’30 del secolo scorso riguarda la dinamica figura-sfondo e come questa si relaziona ai fenomeni percettivi e cognitivi della persona.

I tre psicologi della Gestalt hanno evidenziato che, nel momento in cui il soggetto fa esperienza visiva dell’ambiente circostante, tende sempre a scegliere un centro di interesse che risalta al di sopra di uno sfondo molto più sfumato.

Rappresentazione visiva del concetto di figura sfondo nella Gestalt. Pedina della dama posta al centro con una corona dorata sulla testa affiancata da due file di pedine sulla sua destra e sulla sua sinistra

Figura sfondo Gestalt (Photo by Pixabay on Pexels)

L’elemento che viene posto al centro dell’esperienza visiva viene chiamato figura, mentre il resto fa parte dello sfondo.

Un esempio analogo avviene durante la contemplazione di un dipinto, soprattutto per quanto riguarda le nature morte. L’attenzione dell’osservatore va a focalizzarsi, ad esempio, su un vaso di color vinaccia, che in qualche modo viene come “estratto” dal resto e percepito in maniera molto vivida e nitida, mentre tutti gli altri elementi del quadro, come alcuni frutti, i fiori rossi, una tovaglia e la cacciagione quasi sempre presente va a far parte dello sfondo sfocato, perdendo così di rilevanza.

Terapia Gestalt, per quali disturbi funziona?

È una scuola di psicoterapia, ispirata dalla Psicologia della Gestalt, che deve la propria nascita a Fritz Perls intorno agli anni Cinquanta del secolo scorso.

La teoria della Gestalt incarna un modello olistico, che si approccia all’essere umano nella sua totalità psichica-corporea-emotiva-cognitiva-comportamentale-relazionale, oltre a dare rilievo al suo fisiologico orientamento al mantenimento dell’equilibrio, del benessere e della crescita.

Uno dei suoi pilastri chiave è lo studio dei processi che l’individuo utilizza per organizzare la propria percezione del mondo che lo circonda.

Per citare lo stesso Perls, “l’idea della psicoterapia gestaltica è trasformare gli individui di carta in persone reali… a essere, diciamo, un leader senza essere ribelle, ad avere un proprio equilibrio invece di essere sbilenco.”

Lo psicoterapeuta Gestalt ha lo scopo quindi di aiutare il paziente a prendere consapevolezza delle proprie emozioni e ad assumere la piena responsabilità per le proprie scelte, facendo uso dell’innata capacità di autoregolarsi e di adattarsi nella relazione con sé stesso e con gli altri.

Un ruolo essenziale del terapeuta gestaltico sta nel creare un ambiente protetto in cui il paziente possa lasciarsi andare nella relazione, sperimentando nuove soluzioni ai disagi e ai conflitti, sia interiori che di relazione con gli altri.

L’obiettivo finale è di espandere il raggio delle possibilità a disposizione del paziente, potenziando il suo senso della responsabilità e anche dell’autonomia, ma anche recuperando una piena emotività che spesso è censurata nella nostra cultura occidentale.

Malessere interiore e relazione

Entrando più nel dettaglio, la terapia Gestalt per quali disturbi funziona?

Prima di rispondere a questa domanda, è necessario definire cos’è il malessere in questo approccio. Secondo i principi della Gestalt, un individuo che sta vivendo uno stato di mal-essere ha difficoltà ad interagire appieno con il proprio ambiente, e spesso tende a subirlo o a combatterlo secondo modalità reattive e poco efficaci.

Ciò accade perché, in seguito ad una serie di esperienze, ha ristretto la gamma delle sue possibilità di risposta e di adattamento costruttivo alla realtà.

Un individuo che sperimenta un malessere emotivo incontra ostacoli all’entrare in pieno contatto con i propri bisogni, che possono contrastare con le aspettative della realtà che sta vivendo.

La psicoterapia della Gestalt affronta il malessere e la difficoltà relazionale con un approccio centrato sulla persona.

Il terapeuta gestaltico aiuta il paziente a comprendere e ad esplorare i propri pensieri, emozioni e comportamenti all’interno del contesto relazionale. 

Attraverso l’utilizzo di tecniche come la drammatizzazione, il paziente può sperimentare ed andare più a fondo nella propria esperienza relazionale, trasformando le vecchie abitudini in nuovi comportamenti più funzionali.

La psicoterapia della Gestalt offre un ambiente sicuro e accogliente dove il paziente può esplorare il proprio malessere emotivo e le proprie difficoltà relazionali.

I sintomi del malessere interiore

Un sintomo è il tentativo di adattamento e di ripristino dell’equilibrio perduto.

Questo adattamento però è spesso fallimentare, in quanto la gamma dei comportamenti che l’individuo può mettere in atto per superare l’ostacolo è ristretta e spesso si riduce ad una risposta meccanica e automatica, quindi prevedibile secondo uno schema di base impulso-reazione.

In ogni caso, nella maggior parte dei casi il sintomo ha il ruolo fondamentale di portare alla luce, seppur in una versione criptata, la presenza di un disagio profondo e inconscio.

I sintomi più diffusi collegati ad uno stato di malessere interiore possono essere:

Psicoterapia della Gestalt, efficacia ed obiettivi

Lo scopo della terapia è quindi di aiutare l’individuo a riattivare la capacità di riconoscere i propri bisogni, di distinguerli e di convogliare le necessarie energie verso ciascuno di essi.

Nel corso di una seduta di psicoterapia ad indirizzo gestaltico la persona impara come integrare i propri pensieri, i sentimenti e le azioni, applicando queste nuove consapevolezze acquisite alle esperienze della propria vita quotidiana.

Per la Gestalt come si leggono le patologie dei legami?

Nella psicoterapia della Gestalt, le patologie dei legami si leggono come il risultato di una carenza di consapevolezza e di integrità nella propria vita relazionale.

In quest’ottica, tali patologie emergono quando le persone non riescono a stabilire connessioni significative con gli altri a causa di blocchi nel processo del contatto e nell’espressione autentica dei propri bisogni e desideri.

Il terapeuta gestaltico aiuta il paziente a identificare i modelli disfunzionali di pensiero e di comportamento all’interno delle relazioni e a sviluppare un maggior contatto con sé stesso.

La psicoterapia della Gestalt considera la relazione come un sistema dinamico, dove ogni persona è influenzata e influisce sull’altra, in una sorta di danza di coppia o di realtà circolare.

Nella terapia gestaltica il paziente ha la possibilità di vedere come queste dinamiche interpersonali contribuiscano al malessere e alla difficoltà relazionale, quindi può procedere a lavorarci sopra per sviluppare una maggiore connessione con sé stesso e con gli altri.

La psicoterapia della Gestalt, inoltre, considera l’esperienza relazionale all’interno del contesto più ampio della vita del paziente, tenendo conto dei suoi bisogni, aspirazioni e valori.

Terapia Gestalt, quanto dura

La terapia gestaltica, di per sé, non è caratterizzata da una durata determinata, ma dipende dallo specifico disturbo e dalle esigenze portate dal paziente. 

In ogni caso, l’indirizzo gestaltico si inserisce molto bene nel contesto di un approccio breve, fornendo allo psicoterapeuta Gestalt Novara degli strumenti di lavoro molto efficaci.

Risulta molto incisiva, tra l’altro, nel portare il paziente alla piena consapevolezza delle proprie risorse interiori e della modalità migliore per attingere a questo bacino, avendo cura di ristrutturare il vissuto interiore alla base della sofferenza.

 

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