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I disturbi psicosomatici sono la trasposizione nella dimensione del corpo fisico di un disagio psicologico che si annida da qualche parte nel tessuto psichico. Se non ci fosse il sintomo, non verremmo mai a conoscenza del disagio profondo che però continuerebbe ad agire dentro e fuori di noi.

Nell’ottica di un approccio olistico e integrato, l’essere umano viene considerato come un unicum, uno “psico-soma”, nel quale la mente è collegata al corpo influenzandolo, e viceversa.

Se in qualche modo c’è uno squilibrio o un blocco nell’unità somatopsichica, allora possono insorgere i cosiddetti sintomi psicosomatici.

Nell’articolo ti illustrerò un quadro completo sul perché si somatizza, su cosa vuol dire somatizzare, sull’ansia psicosomatica e su come guarire dai disturbi psicosomatici con un percorso breve di Psicoterapia Olistica.

Cosa sono i disturbi psicosomatici?

Ogni sintomo psicosomatico rappresenta un’istanza (emozioni, vissuti, aspetti di sé inespressi e sconosciuti) che, non trovando altro modo per esprimersi e trovare la sua via verso la consapevolezza, si manifesta a livello corporeo.

Possono essere considerati pertanto come dei campanelli di allarme di un disagio più profondo.

Sono, appunto, dei sintomi, esattamente come la spia di un’automobile che segnala che qualche parametro è “fuori posto” e deve quindi essere ricalibrato per un funzionamento ottimale del veicolo.

Se ignorati, i disturbi psicosomatici tendono a cronicizzare, e possono portare a dei veri e propri danni a livello d’organo, anche se non derivano da una condizione medica sottostante né dagli effetti diretti di qualche sostanza introdotta dall’esterno.

Perché si somatizza?

La somatizzazione, o condizione psicosomatica in genere, è legata ad una precedente repressione nell’inconscio di una istanza della propria psiche, di un carico energetico emozionale che è ritenuto inaccettabile da parte della persona.

Si viene così a creare una divisione, una scissione interna.

In altre parole, la persona si difende dalle sue stesse emozioni, lotta contro un’energia psichica che non ha diritto di cittadinanza, perché incompatibile con l’immagine di sé stessa che si è costruita.

L’idea che abbiamo di noi è di solito ben distante da ciò che siamo, dalla nostra vera natura con cui vorremmo essere in piena armonia. Quando la discordanza con la nostra dimensione autentica e profonda diventa grande, la realtà si fa carico di farcelo sapere, innescando la malattia.

Disturbi psicosomatici, sintomi. Come interpretarli

Il sintomo, in quest’ottica, va interpretato in chiave simbolica. Di per sé la lotta contro il sintomo, anche se del tutto umana e comprensibile, è inutile e porta anche la persona fuori strada. Tornando all’esempio calzante dell’automobile, lo spegnimento forzato di una spia non ripristina i livelli ottimali di olio nel motore, così come non abbassa la temperatura dell’acqua del radiatore.

Il sintomo è un messaggero, che però ci parla in chiave simbolica, come del resto è tipico dell’inconscio. Qui sta la vera difficoltà della persona a risalire alle cause profonde di una malattia, soprattutto se con una componente psicosomatica forte.

D’altro canto, se il contenuto psichico rimosso è percepito come inconfessabile e inaccettabile, è inevitabile che le difese del soggetto facciano di tutto per impedirgli un accesso diretto.

Vi è anche da dire che, non essendo direttamente riconducibili ad una patologia medica od organica, questi sintomi psicosomatici spesso vengono considerati come dei disturbi fittizi.

Di conseguenza, la persona coinvolta fa molta fatica a comprendere se si trova di fronte ad una problematica puramente fisica, oppure se si tratta di qualcosa di più complesso.

Ciò genera ulteriore ansia e stress, anche perché molte persone non riconoscono il fatto che il funzionamento della loro mente influisce sul corpo in una maniera così forte.

Disturbi psicosomatici, elenco di quelli più comuni

Le somatizzazioni possono coinvolgere tutti gli organi ed apparati del corpo umano; in particolare, si manifestano più frequentemente in questi apparati principali:

  • respiratorio (asma bronchiale)
  • urogenitale (dolori mestruali, eiaculazione precoce, impotenza)
  • gastrointestinale (colite, sindrome del colon irritabile, gastrite, spasmo esofageo)
  • cardiovascolare (tachicardie, aritmie, ipertensione)
  • muscolo-scheletrico (cefalea, dolori muscolari, stanchezza cronica, fibromialgie)
  • dermatologico (orticaria, eczema, eccessiva sudorazione)
  • neurologico (vertigini, deficit di forza, paralisi).

Le malattie psicosomatiche sono riconducibili ad una iper-attivazione (o arousal) del sistema nervoso autonomo (SNA) che, stimolato per lungo tempo, porta a modifiche neurochimiche importanti (si sono riscontrati elevati livelli di cortisolo, l’ormone che ci fa reagire allo stress, nei pazienti con disturbi psicosomatici).

Ogni sintomo fisico porta un messaggio con sé, risultando un vero e proprio scrigno di informazioni preziose.

Il punto è che, come visto sopra, l’inevitabile processo di riemersione del rimosso non avviene in via lineare, e quindi tenderà a risalire secondo una via differente rispetto a quella, spesso antica e infantile, percorsa durante la rimozione.

A causa di ciò, ma non solo per questo, risulta difficoltoso decifrare il vero significato che sta dietro ad una somatizzazione o malattia psicosomatica.

Nella maggior parte dei casi, la persona non sa cosa l’ha fatta ammalare. E l’impressione di essere vittima o colpevole, così come la tendenza a semplificare con il tramite del pensiero razionale, fanno parte di una sorta di velo che impedisce una visione chiara.

Le cause profonde di una malattia o di un sintomo appaiono così come velate, mascherate, simboliche.

“Ciò che chiamiamo malattia è la fase terminale di un disturbo molto più profondo e perché un trattamento possa avere davvero successo è evidente che non basterà curare la sola conseguenza senza risalire alla causa fondamentale che andrà eliminata.”

Edward Bach

Dolori psicosomatici, come riconoscerli

I dolori psicosomatici rappresentano forse l’esempio più forte di come la mente e il corpo siano intimamente collegati.

Questi dolori sono manifestazioni fisiche di tensioni o disturbi emotivi sottostanti e, anche se a tutti gli effetti sono reali ed avvertiti come tali dalla persona, non hanno una causa fisica direttamente identificabile.

In altre parole, la dimensione psichica può arrivare ad influenzare il corpo in modi che causano dolore fisico reale.

I dolori psicosomatici possono variare notevolmente e includono mal di testa, dolori muscolari, dolori al petto, disturbi gastrointestinali e altri sintomi dolorosi. Questi sintomi possono spesso peggiorare in situazioni di stress o ansia elevati, dal momento che il corpo reagisce velocemente alla pressione emotiva aumentata.

La comprensione dei dolori psicosomatici è essenziale, soprattutto per il fatto che possono essere facilmente confusi con condizioni mediche tradizionali. Una diagnosi accurata da parte di un professionista qualificato può aiutare ad identificare la causa sottostante, spesso legata a stress, ansia, depressione o altri disturbi emotivi.

Disturbi psicosomatici da ansia

L’ansia psicosomatica è un particolare tipo di somatizzazione che compare quando un disturbo d’ansia, nel momento in cui diventa cronico, arriva ad esprimersi attraverso dolori fisici che non possiedono cause organiche evidenti.

In un altro articolo ho spiegato nel dettaglio le vie di scarico dell’ansia, evidenziando che questo carico energetico, se represso per un tempo sufficiente, troverà una sua via di manifestazione direttamente nel corpo.

L’ansia, ma anche i pensieri ossessivi e altre tipologie di disturbi psichici possono letteralmente riversarsi sul corpo, che risulta un po’ come l’ultimo anello della catena. In questo modo si manifestano soprattutto dolori di pancia, cefalee tensive, mal di schiena e problemi articolari.

La somatizzazione dell’ansia non sempre è patologica, soprattutto se rimane confinata in un orizzonte temporale limitato e legata a circostanze ben precise e temporanee (ad esempio, un esame importante o un colloquio di lavoro con un notevole investimento emotivo).

È interessante evidenziare che di per sé l’ansia può essere sia la causa che una conseguenza della somatizzazione, accompagnando questi sintomi psicosomatici e peggiorando la qualità della vita quotidiana del paziente.

Ansia somatizzata allo stomaco sintomi

Esiste un asse importante tra cervello e stomaco, per cui quest’organo è uno dei primi bersagli dello scarico dell’ansia. È ben noto che l’apparato gastro-intestinale è il nostro secondo sistema nervoso, dal momento che comunica con il Sistema nervoso Centrale (SNC) con una serie di mediatori.

I sintomi più comuni sono l’alterazione della peristalsi, quindi della velocità di transito del materiale all’interno del tubo digerente, portando a stitichezza o a diarrea. Molto comuni sono anche le alterazioni della mucosa gastrica, che possono causare episodi di bruciore di stomaco, iperacidità e gastrite anche a cadenza quotidiana.

L’alterazione dei processi digestivi può causare anche nausea e vomito, oltre a disturbi dell’appetito e della facilità di digestione.

L’ansia e lo stress possono poi, a loro volta, avere un’influenza diretta sullo stomaco, inducendo una cattiva alimentazione sia in termini di qualità del cibo ingerito che di modalità di ingestione.

Disturbi psicosomatici, come guarire con la Psicoterapia

Lavorando con un approccio integrato, la Psicoterapia Olistica si basa su un lavoro di presa di coscienza dell’istanza psichica sottostante e percepita come inaccettabile dal paziente, arrivando a chiarificare i vissuti e le resistenze della persona.

Prima di tutto, nella fase iniziale del lavoro sul disturbo psicosomatico risulta molto utile anche operare con domande strategiche mirate.

Puoi già scriverle adesso su un foglio bianco, mentre leggi questa parte dell’articolo, e iniziare a mettere a fuoco le prime risposte che emergono alla luce della consapevolezza.

Le due domande chiave, vera e propria pietra miliare per una presa di consapevolezza delle radici profonde dei disturbi, sono:

  • Che cosa mi consente di fare il sintomo? In altre parole: cosa mi permetto di fare grazie al sintomo, che altrimenti non farei?
  • Che cosa mi impedisce di fare il sintomo? Cioè: cosa sarei libero di fare senza il sintomo psicosomatico, e che invece non faccio proprio per la sua presenza?

Da qui si prosegue con domande più focalizzate, in genere all’interno dell’ambiente protetto della Psicoterapia, da definire anche in base alle risposte precedenti.

Un lavoro di focalizzazione sul corpo e su quello che la persona percepisce a livello corporeo è anch’esso molto utile in una fase iniziale, per cominciare a dipingere una mappa della somatizzazione.

Che cosa cerca di dirmi il corpo? Che cosa sento? Dove lo sento? E da quando?

La personificazione del sintomo

Risulta anche molto utile una tecnica di personificazione del sintomo, da applicare dopo un numero minimo di sedute e su una persona già parzialmente “lavorata”.

In questo modo è possibile andare direttamente a chiedere al sintomo qual è il suo scopo, che cosa si prefigge, qual è il suo significato e quali circostanze lo hanno generato.

Resistenze e linguaggio del corpo

Bisogna qui tenere in considerazione che le resistenze della persona agiscono con costanza, quindi il terapeuta deve essere molto attento nella lettura del linguaggio del corpo, che in questi casi non mente mai.

Non può mentire perché è direttamente collegato alla mente inconscia.

D’altro canto, questo passaggio è molto utile perché può dar voce anche alle resistenze, può portarle alla luce almeno parzialmente.

Il concetto essenziale è che la guarigione finale passa sempre dalla dimensione emotiva.

I paradigmi mentali inconsci mantengono la separazione, la rimozione, la ferita originaria, che però si colloca sul piano emotivo e lì deve essere curata.


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Foto professionale della Dott.ssa Elisa Scala, medico psicoterapeuta a Novara
Ricevo a Novara e online

Medico psicoterapeuta

Sono iscritta all’Albo Professionale dei Medici dall’anno 2008, ed esercito la professione di Psicoterapeuta sia per mezzo di sedute online (via Zoom o Skype) che in presenza nel mio studio privato vicino al centro storico di Novara.

Perché medico psicoterapeuta?

Associare la Specializzazione in Psicoterapia della Gestalt alle conoscenze e all’esperienza di Medico mi permette di comprendere più aspetti dei disagi interiori delle persone che decidono di intraprendere un percorso di psicoterapia con me.

Questo porta a risultati tangibili per il paziente in termini di salute, benessere e serenità nella propria vita, il tutto in tempi mediamente più brevi rispetto alla psicoterapia tradizionale e senza limitarsi a quella che potrei definire come “terapia dell’ascolto”.

Dott.ssa Elisa Scala, medico psicoterapeuta a Novara