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Il transfert è una dinamica relativamente comune in psicologia, che può manifestarsi all’interno di una relazione psicoterapeutica e che richiede una gestione opportuna per non diventare un problema.

Si riferisce al processo attraverso il quale un paziente proietta sentimenti, emozioni e atteggiamenti su un terapeuta, basandosi spesso su esperienze passate con altre persone significative nella sua vita.

Da contraltare speculare al transfert troviamo il controtransfert, che riguarda la possibile risposta viscerale ed emozionale del terapeuta alle componenti negative del transfert del paziente, quindi ai suoi attacchi e alle provocazioni più o meno esplicite. In alcuni casi si assiste ad una dinamica passivo-aggressiva da parte del paziente che potrebbe agganciare il terapeuta e far deragliare la traiettoria del percorso di terapia.

Il controtransfert può anche vestirsi di connotati positivi, se il paziente risuona con figure per le quali il terapeuta nutre sentimenti di affetto, di ammirazione o di stima. Al di là del controtransfert positivo o negativo, il problema è quando non viene adeguatamente riconosciuto ed inizia ad influenzare la traiettoria del percorso terapeutico.

Nell’articolo ti spiegherò nel dettaglio la dinamica del transfert e del controtransfert, facendo una distinzione tra le componenti positive e quelle negative che possono essere di volta in volta proiettate all’interno del perimetro della terapia.

Dedicherò ampio spazio anche alla migliore modalità di gestione del transfert (e dell’eventuale controtransfert) e a come può essere utilizzato per osservare direttamente in scena alcune dinamiche inconsce del paziente, finendo con l’accelerare i tempi della terapia stessa.

Transfert psicologo paziente: perché si manifesta

La relazione terapeutica è da vedersi come un vero e proprio laboratorio, uno spazio speciale e protetto concepito per far emergere ferite emozionali, proiezioni, memorie, aspettative e desideri.

Il successo clinico spesso dipende dalla qualità di questa alleanza terapeutica, che si deve instaurare fin dalla prima seduta di diagnosi.

Un legame collaborativo più solido porterà in genere ad una maggiore probabilità di successo nell’elaborazione dei meccanismi proiettivi e delle dinamiche non riconosciute. Idealmente, questo getta le basi di uno spazio di lavoro soddisfacente fondato su una connessione empatica tra psicoterapeuta e paziente.

Dopo una media di 3-4 sedute, quindi a ciclo di terapia ben avviato, può accadere che il paziente inizi a vedere nel terapeuta dinamiche caratteristiche di una persona significativa della sua vita presente o passata, proiettando su di lui specifiche aspettative, sensazioni o emozioni e andando a ricreare nell’ambito della diade terapeuta-paziente i tratti fondanti di quella relazione problematica o foriera di sofferenza.

In altre parole, il paziente trasferisce sulla figura del terapeuta le emozioni e i conflitti interni che originariamente ha avuto con determinate persone della sua vita, come genitori, educatori o altre figure di riferimento.

Transfert psicologico e proiezione

Per la sua stessa natura, il transfert psicologico spesso coinvolge il meccanismo della proiezione, un processo psicologico attraverso il quale un individuo attribuisce i propri sentimenti, pensieri o desideri ad un’altra persona od oggetto esterno, quasi sempre senza rendersene conto.

Ho già parlato del fenomeno della proiezione in psicologia e come questa sia un fenomeno piuttosto comune che possiamo iniziare a sfruttare per conoscerci meglio se riusciamo a dismettere i filtri scomodi e ingombranti del giudizio.

Nel caso specifico del transfert, il destinatario della proiezione è il terapeuta stesso.

Tutto sommato, è uno dei contesti migliori in cui esteriorizzare dinamiche psicologiche non riconosciute.

Questo fenomeno può essere potente e complesso, ma è anche una parte naturale del processo terapeutico.

Il transfert è infatti considerato un fenomeno importante perché offre al terapeuta l’opportunità di esplorare direttamente i modelli relazionali del paziente, i suoi conflitti inconsci e le dinamiche emotive disfunzionali.

Transfert positivo e negativo

Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi, identificò diverse forme di transfert, tra cui il transfert positivo (quando il paziente sviluppa sentimenti positivi o affettuosi verso il terapeuta) e il transfert negativo (quando il paziente riversa nella diade terapeutica sentimenti negativi, aggressivi od ostili).

“È dunque normalissimo e comprensibile che l’investimento libidico, parzialmente insoddisfatto, tenuto in serbo con grande aspettativa dall’individuo, si rivolga anche alla persona del medico. In conformità con le nostre premesse, questo investimento si atterrà a certi modelli, procederà da uno dei clichés esistenti nella persona interessata, oppure, in altri termini, inserirà il medico in una delle ‘serie’ psichiche che il paziente ha formato fino a quel momento.”

Sigmund Freud

Oltre alla distinzione classica tra positivo e negativo, altri due tipi di transfert che meritano di essere menzionati sono:

  • Transfert erotico. Questa forma particolare di transfert positivo si manifesta quando il paziente sviluppa un’attrazione sessuale verso il terapeuta. È spesso accompagnato da emozioni di turbamento, imbarazzo e vergogna da parte del paziente. Il terapeuta deve essere in grado di gestire questa dinamica senza cedere alla seduzione o respingerla nettamente, ma piuttosto decodificandola come una manifestazione delle necessità affettive del paziente.
  • Transfert narcisistico. In questo caso, il paziente idealizza il terapeuta, percependolo come una figura onnipotente e impeccabile in grado di soddisfare tutti i suoi desideri e di mandare in risoluzione tutte le difficoltà. Questo tipo di transfert può portare a dipendenza e frustrazione all’interno della relazione terapeutica, ma allo stesso tempo può agire da catalizzatore per lo sviluppo della responsabilità e dell’autonomia del paziente.

Un ulteriore tipo di transfert è quello che potremmo definire transfert materno o paterno, che coinvolge proiezioni legate alle figure genitoriali del paziente, che finiscono così con il rivivere nel terapeuta. Come puoi immaginare, ha in genere delle implicazioni molto significative per la comprensione delle dinamiche familiari.

Il transfert negativo: quando il paziente riversa dinamiche di ostilità sul terapeuta

Nel transfert negativo il paziente riversa sul terapeuta emozioni di ostilità, competitività, invidia, gelosia e aggressività.

Non è infrequente, infatti, che lungo la strada del lavoro psicologico il terapeuta si trovi ad affrontare situazioni in cui avverte di trovarsi sull’orlo di un’esplosione rancorosa da parte di un paziente arrabbiato e diffidente. È un territorio carico di tensione, in cui si celano tradimenti dolorosi, pulsioni represse e bisogni profondamente radicati.

Queste proiezioni conflittuali possono creare una serie di sfide nella relazione terapeutica.

Un terapeuta esperto qui è chiamato a comprendere che questo percorso può essere insidioso, ma anche estremamente proficuo dal momento che può agire come acceleratore dell’integrazione e accettazione di dinamiche psicologiche non riconosciute da parte del paziente.

Esplorare con successo le proiezioni accusatorie e le aspettative inflessibili dei clienti richiede una preparazione e una sensibilità particolari, ma può portare a risultati significativi nel processo terapeutico.

Se da un lato possono infatti generare resistenza e conflitto, dall’altro possono offrire un terreno fertile per la crescita della consapevolezza.

Transfert emotivo

Il transfert emotivo è a tutti gli effetti una componente del transfert psicologico, che include tipicamente sia aspetti emotivi che psicologico/comportamentali.

Il transfert emotivo si riferisce specificamente alla proiezione delle emozioni, percezioni e sentimenti del paziente, positivi o negativi, sul terapeuta. Questo può includere l’amore, la rabbia, la tristezza, la gioia, la paura e molte altre componenti emotive.

Questo fenomeno può risultare molto informativo per il terapeuta poiché rivela i sentimenti profondi e spesso repressi del paziente. Comprendere il transfert emotivo lo aiuta infatti ad individuare le dinamiche interne del paziente e a facilitare il processo terapeutico stesso.

Relazione inconscia tra psicoterapeuta e paziente

Come visto, la relazione tra psicoterapeuta e paziente si estende al di là delle interazioni consapevoli, finendo inevitabilmente con il coinvolgere anche dinamiche inconsce.

In ogni psicoterapia si instaura un contatto tra l’inconscio del paziente e l’inconscio dell’analista; ciò significa che esiste una “via inconscia” per comprendere ciò che sta accadendo, e per intuire verso quale meta il cammino psicologico della coppia terapeutica sia già sin d’ora proteso.

Paula Heimann

Nel suo scritto del 1981, Heimann ha sottolineato la natura collaborativa e creativa dell’analisi, descrivendo il lavoro di squadra come un “rapporto vivo” e in costante movimento. Il terapeuta e il paziente partecipano attivamente ad un processo di creazione condivisa, influenzando reciprocamente il dialogo e contribuendo alla trasformazione della terapia.

Antonio Zuccarino, arteterapeuta psicodinamico, ha sviluppato l’idea che la relazione terapeutica sia plasmata dall’incontro profondo tra il paziente e l’analista, entrambi portatori dei loro mondi inconsci. In questo modo, la psicoterapia sarebbe un teatro di incontro o di impasto di due spazi inconsci.

Nel corso della psicoterapia si verifica un incontro profondo tra il mondo interno del paziente e quello dell’analista o terapeuta. Entrambi gli attori portano con sé le proprie esperienze, emozioni, desideri e paure che si mescolano e si intrecciano intimamente. La dinamica di questo contatto è complessa e sfaccettata proprio per il fatto che coinvolge processi inconsapevoli, meccanismi di difesa e materiali psichici profondi.

La relazione inconscia tra psicoterapeuta e paziente va così a creare uno spazio unico in cui emergono dinamiche nascoste, permettendo la comprensione e l’esplorazione di aspetti profondi della psiche del paziente.

Transfert e controtransfert, significato

Il transfert e il controtransfert emergono in modo naturale nel contesto terapeutico, offrendo preziose opportunità di esplorazione delle dinamiche psichiche del paziente e facilitando il processo di cambiamento.

In ogni caso, è essenziale riconoscere che, se trascurati o non gestiti con la dovuta attenzione, questi fenomeni possono dar luogo ad ostacoli e distorsioni anche gravi nella relazione terapeutica.

Il concetto di transfert, introdotto da Freud, si riferisce alla complessa rievocazione inconscia di dinamiche e aspettative nell’ambito della relazione tra terapeuta e paziente.

Come risposta complementare, il controtransfert psicologico è la reazione emotiva e profonda del terapeuta alle provocazioni, sia consce che inconsce, del paziente.

In realtà il controtransfert, analogamente al transfert, può avere anche una componente positiva nel caso in cui il terapeuta riveda nel paziente la figura di un figlio, di un amico o di un genitore, finendo con l’attribuirgli le medesime emozioni, sensazioni ed esperienze che ha direttamente vissuto con queste persone significative della sua vita. Ad esempio, potrebbe vedere nel paziente la figura di un amico generoso o fedele, rievocando quindi nella relazione terapeutica i medesimi comportamenti di ammirazione e di stima che ha destinato all’amico.

Il controtransfert negativo

Mi focalizzerò adesso sul controtransfert negativo, proprio per il fatto che ha un impatto più diretto e immediato nell’ambito della relazione terapeutica, senza però dimenticare che anche quello positivo rappresenta a tutti gli effetti una distorsione del rapporto.

La vera distinzione tra positivo e negativo si incentra, oltre che sui contenuti stessi che vengono proiettati, sul grado di consapevolezza del terapeuta riguardo alle proprie proiezioni e a come queste possano influire sulla dinamica della diade.

Transfert e controtransfert insieme creano una dinamica intricata all’interno del processo terapeutico, spesso richiedendo una delicata gestione e interpretazione da parte del terapeuta che è chiamato a non soccombere alle componenti negative della proiezione.

Nel caso del controtransfert entra in gioco anche la storia personale del terapeuta, che dovrebbe mantenere la centratura e riconoscere tutto il materiale che appartiene alla psiche del paziente.

Un altro rischio è che il terapeuta possa sentirsi direttamente offeso dalla svalutazione rancorosa agita dal paziente, andando a confluire nelle proiezioni e rimanendo direttamente coinvolto nelle dinamiche di rabbia e di ansia.

Se non gestiti adeguatamente, il transfert e controtransfert possono portare alla rottura del rapporto terapeutico, tra l’altro in un momento in cui le dinamiche complesse e dolorose del paziente sono esposte e c’è quindi un forte movimento delle energie psichiche.

Le rotture dell’alleanza terapeutica: come utilizzarle per la crescita

Nel libro “Negoziare l’alleanza terapeutica” di Jeremy Safran e Christopher Muran, la rottura dell’alleanza terapeutica viene messa in evidenza come un’occasione potenzialmente molto proficua per il lavoro psicologico.

Al posto di vedere le rotture come ostacoli o problemi all’interno del trattamento terapeutico, gli autori suggeriscono che possano essere considerate come momenti in cui emergono in modo più evidente i processi di transfert e controtransfert.

Le rotture nell’alleanza terapeutica consentono alla diade di esplorare in profondità le dinamiche nascoste e le proiezioni che, se lasciate a loro stesse, non farebbero altro che agire da zavorra nell’ambito della terapia.

Attraverso una comunicazione aperta e una comprensione più chiara delle aspettative, dei desideri e dei timori del paziente, è possibile affrontare questi meccanismi in modo più efficace, sfruttando l’opportunità fornita dal transfert e controtransfert di accelerare e focalizzare meglio il trattamento terapeutico.

In breve, l’idea principale che i due autori propongono è che le rotture nell’alleanza terapeutica non debbano essere evitate o nascoste, ma piuttosto cavalcate come opportunità per una trasformazione più profonda, consentendo una maggiore trasparenza e connessione tra terapeuta e paziente.

Controtransfert, segnali da non sottovalutare da parte del terapeuta

Qui ti porto un minimo dietro le quinte di un percorso di psicoterapia per approfondire i segnali del controtransfert.

Il controtransfert è un aspetto cruciale nel lavoro terapeutico, e spesso porta con sé segnali essenziali che non dovrebbero mai essere sottovalutati.

Il terapeuta deve essere consapevole del proprio controtransfert e prestare attenzione a tutte le sue percezioni, emozioni e reazioni nei confronti del paziente, dal momento che queste possono rivelare parecchio sugli equilibri stessi della terapia.

Se, ad esempio, il terapeuta si trova ad avvertire una forte frustrazione o irritazione nei confronti del paziente, potrebbe essere un segnale che qualcosa di rilevante sta emergendo nella relazione terapeutica.

Il terapeuta deve essere comunque sufficientemente centrato da riconoscere il controtransfert senza identificarsi con il relativo contenuto. Il suo vissuto personale deve essere lasciato fuori dai confini della terapia, che in caso contrario risulterebbe inquinata o condizionata.

L’esplorazione del controtransfert, se condotta in maniera obiettiva, può però portare ad una maggiore comprensione delle dinamiche interne della diade terapeuta-paziente, aprendo la strada ad una terapia più efficace e profonda.

Il transfert psicologico: qualche esempio concreto

Il transfert in psicologia può manifestarsi in vari modi, come abbiamo visto quando ho elencato i tipi principali.

Ad esempio, un paziente potrebbe idealizzare il terapeuta, vedendo in lui o lei dei tratti che non si è mai permesso di manifestare all’esterno, oppure percepirlo come una figura autoritaria, riflettendo dinamiche familiari del passato e mettendo in scena il suo particolare rapporto conflittuale con l’autorità.

D’altra parte, potrebbe anche sviluppare sentimenti negativi o di rifiuto verso il terapeuta, anche se le ragioni rimangono del tutto inconsce.

Un determinato comportamento, modo di fare o persino tratto somatico del terapeuta può entrare in risonanza con una memoria emozionale del paziente, attivando una risposta immediata e viscerale che mima le medesime modalità relazionali che il paziente in origine ha messo in campo con quella persona significativa della sua vita.

Come puoi iniziare a vedere, il transfert psicologico di per sé è un’occasione preziosa perché costringe il paziente (se il terapeuta gestisce correttamente la dinamica) a vedere un aspetto di sé che altrimenti non sarebbe uscito in terapia, o lo avrebbe fatto solo in un momento successivo e magari ostacolato da diverse resistenze psicologiche.

Che cosa ci consente di vedere il transfert?

Il transfert psicologico permette di rivelare e mettere in luce dinamiche emotive, relazionali e psicologiche profonde che altrimenti potrebbero rimanere sepolte o non essere chiaramente comprese.

In assenza del transfert, queste dinamiche con ogni probabilità continuerebbero a muoversi solo nell’inconscio del paziente e a rimanere al di sotto della superficie, a meno che le circostanze esterne non si organizzino in maniera tale da svelare quella specifica componente psicologica.

Lo svantaggio evidente è che dipendere dall’esterno per compiere un lavoro psicologico non è certamente un approccio metodico che possa garantire risultati stabili.

Ti riporto adesso alcuni esempi di quello che ci consente di vedere il transfert e che, in sua assenza, non sarebbe possibile:

  • Proiezioni emotive. Il transfert consente al paziente di proiettare sentimenti, desideri e paure sul terapeuta, che può fungere da “schermo” per alcune esperienze passate e rimosse. Questo permette al terapeuta di osservare e discutere queste emozioni e di aiutare il paziente a comprenderle meglio.
  • Dinamiche relazionali. Il transfert può rivelare dinamiche interpersonali significative nella vita del paziente. Ad esempio, se il paziente vede il terapeuta come una figura autoritaria, potrebbe rievocare dinamiche familiari o relazionali del passato (tipicamente il rapporto con la figura paterna) che richiedono un’indagine dedicata.
  • Risorse e vulnerabilità. Il transfert psicologico può mostrare le risorse personali del paziente, come la capacità di idealizzare o sviluppare relazioni intime. Allo stesso tempo, può mettere in luce le vulnerabilità e le ferite emotive che necessitano di particolare attenzione e cura.
  • Esplorazione specifica del passato. Attraverso il transfert, il terapeuta può aiutare il paziente a sondare alcuni aspetti del suo passato ed i modelli comportamentali e relazionali che potrebbero influenzare la sua vita attuale.

Come abbiamo visto, il transfert in psicologia offre una preziosa finestra aperta su aspetti nascosti e spesso complessi della psiche del paziente.

Attraverso la comprensione e la gestione del transfert, la diade può lavorare insieme per affrontare questioni importanti e promuovere la trasformazione di dinamiche disfunzionali.

Perché il transfert fa spesso paura ai pazienti?

La paura che un transfert possa insinuarsi nell’ambito di un rapporto psicologo-paziente è relativamente comune tra le persone che intraprendono un percorso di terapia.

Il fenomeno può sembrare apparentemente anomalo, ma in realtà non lo è.

Sulla base della mia esperienza diretta, ci sono infatti diverse ragioni per cui può essere visto come uno spauracchio:

  • Vulnerabilità emotiva. Il transfert mette di fronte ad una serie di emozioni e relazioni passate, spesso disfunzionali, sbilanciate o fonte di sofferenza. Alcuni pazienti possono temere di affrontare o rivelare tali emozioni per la paura di essere sopraffatti o giudicati.
  • Rivelazione di verità scomode. Il transfert è spesso implacabile e può mettere in luce dinamiche e verità emotive che il paziente potrebbe preferire non affrontare. Ad esempio, potrebbe rivelare sentimenti di rabbia o ambivalenza verso figure significative della sua esistenza, il che potrebbe essere difficile da accettare.
  • Paura dell’esposizione. Il paziente potrebbe temere di essere giudicato o conosciuto troppo profondamente dal terapeuta proprio attraverso il transfert. Questa paura può derivare da preoccupazioni sulla perdita di intimità o sul rischio di essere in qualche modo “scoperti”.
  • Resistenza al cambiamento. Il transfert spesso implica la necessità di affrontare e cambiare modelli di comportamento e dinamiche relazionali. Alcuni pazienti possono resistere a questo processo dal momento che comporta modifiche nella loro identità e nei loro schemi di vita.
  • Precedenti esperienze negative. Se un paziente ha avuto esperienze negative in terapia o nell’ambito di relazioni passate, potrebbe diffidare del processo stesso del transfert e temere di essere ferito o sfruttato.
  • Mancanza di consapevolezza. Nella maggior parte dei casi i pazienti potrebbero non essere pienamente consapevoli del processo del transfert o dei suoi benefici potenziali, il che potrebbe alimentare l’inquietudine di fondo.

È importante che i terapeuti affrontino queste paure con empatia, rispetto e sostegno. La comprensione e l’educazione del paziente circa il ruolo e l’importanza del transfert nella terapia possono contribuire a ridurre l’apprensione e a facilitare un processo terapeutico più profondo e proficuo.

Come gestire il transfert psicologico in concreto

Come per le altre proiezioni, lo scopo primario del lavoro è di ritirare la proiezione stessa ed il suo contenuto, facendola rientrare nel campo di consapevolezza del paziente. A tutti gli effetti, è un riprendersi ciò che è proprio, riconoscendolo e integrandolo.

Una parte di noi che è stata accettata non sarà più oggetto di rifiuto e di conseguente proiezione all’esterno.

La gestione adeguata del transfert è quindi cruciale nell’ambito di un percorso di psicoterapia.

Ti riporto qui 4 punti generali visti con gli occhi del terapeuta:

  • Consapevolezza. Il terapeuta deve essere consapevole del transfert e riconoscerlo quando si verifica. Questa cognizione è fondamentale per non reagire in modo personale e per comprendere meglio il paziente. Un transfert non riconosciuto da parte del terapeuta diventa, tra l’altro, una componente distorcente nell’alleanza terapeutica, un neo in grado di causare una deriva lenta ma inesorabile.
  • Riflessione. Lo psicoterapeuta deve esplorare le dinamiche del transfert insieme al paziente. Questo processo aiuta a riflettere sulle radici della proiezione e a favorire una progressiva integrazione, con il superamento delle resistenze.
  • Comunicazione. Il terapeuta deve comunicare apertamente ed in modo empatico con il paziente sulle dinamiche stesse del transfert. Questo aiuta a creare un ambiente percepito come sicuro in cui il paziente può familiarizzare con il suo particolare sentire.
  • Lavorare attraverso. Il transfert può essere una preziosa opportunità per affrontare le dinamiche del passato e le ferite emotive che il paziente si porta dietro da molto tempo. Attraverso questo processo, può rielaborare delle dinamiche che altrimenti continuerebbero a bloccarlo nella sua evoluzione o nella trasformazione di un aspetto doloroso della sua esistenza.

In conclusione, il transfert è un elemento da considerarsi naturale e allo stesso tempo rilevante nell’ambito della psicoterapia.

Quando gestito in modo appropriato, può essere un veicolo per una comprensione più profonda e per la guarigione di un aspetto di sé.

La proiezione è solo il punto di partenza per ridare il diritto di cittadinanza ad una parte di noi che rifiutiamo, a patto che iniziamo ad identificarla come qualcosa di nostro e che smettiamo di accusare l’altro per quella particolare dinamica.

Lo psicoterapeuta svolge un ruolo fondamentale nell’aiutare il paziente a riconoscere questi particolari equilibri in modo costruttivo, senza continuare a mettere in campo una forma di rifiuto o di resistenza.


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Foto professionale della Dott.ssa Elisa Scala, medico psicoterapeuta a Novara
Ricevo a Novara e online

Medico psicoterapeuta

Sono iscritta all’Albo Professionale dei Medici dall’anno 2008, ed esercito la professione di Psicoterapeuta sia per mezzo di sedute online (via Zoom o Skype) che in presenza nel mio studio privato vicino al centro storico di Novara.

Perché medico psicoterapeuta?

Associare la Specializzazione in Psicoterapia della Gestalt alle conoscenze e all’esperienza di Medico mi permette di comprendere più aspetti dei disagi interiori delle persone che decidono di intraprendere un percorso di psicoterapia con me.

Questo porta a risultati tangibili per il paziente in termini di salute, benessere e serenità nella propria vita, il tutto in tempi mediamente più brevi rispetto alla psicoterapia tradizionale e senza limitarsi a quella che potrei definire come “terapia dell’ascolto”.

Dott.ssa Elisa Scala, medico psicoterapeuta a Novara