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La depressione è come un’ombra che si insinua silenziosamente nella vita di molte persone, offuscando la loro luce interiore. È una sfida emotiva che può colpire chiunque, indipendentemente dall’età, dal sesso o dalla specifica situazione di vita.

La depressione è molto più di una semplice tristezza o malinconia temporanea, dato che rappresenta un complesso stato d’animo che influisce profondamente sulla mente e sul corpo, alterando il modo in cui pensiamo, sentiamo e interagiamo con il mondo.

In questo articolo entrerò nei dettagli dei vari tipi di depressione esistenti, inclusa quella mascherata o anaclitica (che interessa molte più persone di quanto si possa immaginare), i principali sintomi con cui si manifesta e come è possibile uscirne attraverso un percorso di Psicoterapia.

Ti presenterò anche un punto di vista alternativo di questa condizione, per certi versi più olistico e pratico.

In ogni caso, deve essere chiaro che continuare a minimizzare una problematica di questa natura la può rendere sempre più pervasiva, radicata e quindi difficile da trattare.

La depressione: cos’è e come si manifesta?

In psicologia, la depressione è definita come un disturbo dell’umore caratterizzato da una persistente sensazione di tristezza, perdita di interesse o piacere nelle attività quotidiane ed una serie di sintomi fisici e cognitivi che influenzano negativamente la funzionalità di una persona.

La depressione può variare in intensità da lieve a grave e può essere episodica o cronica.

È una condizione piuttosto diffusa, che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità colpisce il 5% della popolazione a livello mondiale, interessando complessivamente circa 300 milioni di persone.

A seguito della pandemia da COVID-19, tra l’altro, si è osservato un trend in netto aumento, portando i numeri della depressione ad essere ancora più impressionanti.

Può colpire tanto gli adulti quanto gli adolescenti e i bambini. La depressione interessa sia gli uomini che le donne, anche se diverse evidenze indicano come nella popolazione femminile la prevalenza sia doppia rispetto a quanto registrato negli uomini.

Per questa ragione, viene a volte considerata una malattia al femminile che può trovare una spiegazione almeno parziale nel ruolo sociale complesso delle donne, che sempre più si trovano inserite in attività professionali impegnative.

Nei casi più gravi, la depressione può condurre al suicidio.

In Italia i disturbi depressivi dell’umore interessano oltre 3 milioni di persone, di cui quasi la metà con le forme più invalidanti.

Perché viene la depressione? Un punto di vista più olistico

La depressione sembra provenire dai livelli più profondi del proprio essere, e spesso sembra non avere una ben precisa causa scatenante. Può diventare con facilità una vera e propria compagna sgradita di vita, che ci segue in ogni dove e non ci lascia vedere una via d’uscita.

È anche una spia di una probabile lontananza dalla propria anima e dal proprio scopo profondo di vita.

Un punto di vista interessante sulla depressione è in accordo all’interpretazione letterale del termine, vale a dire come de-pressione.

In altri termini, la mancanza totale di stimoli esterni, di sana pressione, di tempistiche da rispettare e di obiettivi, anche semplici, da raggiungere porta la persona verso uno stato di apatia e di male di vivere, che può facilmente diventare cronico.

Una volta innescata nel tessuto psichico della persona, tende anche ad auto-alimentarsi e a mantenere occultate le sue radici profonde.

La presenza quindi di un livello moderato di pressione esterna rende più difficile il manifestarsi di uno stato di depressione. In questo senso, è una sorta di carburante che scandisce la quotidianità e ridesta la motivazione.

Possiamo qui vedere delle analogie con il concetto di eustress, o stress positivo, vale a dire quel fisiologico carico di stress in grado di massimizzare la performance di una persona, sia nell’immediato che in un’ottica di lungo termine.

Quali sono i tipi di depressione?

Esistono diverse forme e tipi di depressione, che si distinguono sulla base delle cause specifiche, del quadro complessivo dei sintomi depressivi manifestati, delle caratteristiche cronologiche, nonché dell’età di insorgenza.

Come classificazione generale, possiamo distinguere le forme di depressione primaria e quelle che rientrano nel perimetro della depressione secondaria, ovvero condizioni anche complesse che si sviluppano in risposta ad una causa o ad una serie di eventi specifici nella vita di una persona.

Depressione mascherata (o anaclitica)

Per certi versi è il tipo di dipendenza più insidioso, dal momento che è una forma subdola e meno riconoscibile che può sfuggire facilmente all’osservazione.

Nella depressione mascherata, talvolta conosciuta anche come depressione anaclitica, i sintomi depressivi tradizionali possono essere soppressi o mascherati da comportamenti apparentemente normali o addirittura iperattivi. Questo può rendere difficile il riconoscimento della condizione sia per la persona interessata che per coloro che le sono vicini.

Per la sua particolare natura associata alla mancata manifestazione delle dinamiche classiche, presenta tutta una gamma di somatizzazioni e di sintomi somatici come disturbi cardiaci (palpitazioni), gastrointestinali (soprattutto diarrea e crampi addominali) o respiratori (dispnea o respiro affannoso). Oltre a questo, possiamo vedere come alcuni degli aspetti non affettivi della depressione risultino amplificati.

Depressione atipica

La depressione atipica è un tipo di disturbo caratterizzato da sintomi che si discostano dalle caratteristiche più comuni della depressione.

È caratterizzata da sintomi quali la tendenza a dormire troppo (ipersonnia) con sonnolenza cronica durante il giorno e l’aumento dell’appetito e dell’ingestione di cibo (iperfagia) con conseguente incremento del peso corporeo. Non è infrequente la comparsa di un disagio neurologico, muscolare e neurovegetativo caratterizzato da un generale rallentamento motorio e da astenia unitamente ad un senso di pesantezza e di dolore agli arti tali da impedirne il movimento (paralisi plumbea). Alla luce della generale iperattivazione di determinate funzioni corporee e psichiche, non è infrequente l’insorgenza di un attacco di panico. A livello psicologico si registra spesso irritabilità e, in generale, una maggiore sensibilità al giudizio degli altri.

Molti di questi sintomi depressivi tendono ad aggravarsi dopo il crepuscolo, raggiungendo un picco relativo durante le ore notturne.

Uno dei tratti distintivi della depressione atipica è anche la sua risposta positiva agli eventi piacevoli, nota come “umore reattivo”, che fa sì che alcune attività o situazioni che normalmente porterebbero piacere possono alleviare temporaneamente i sintomi depressivi.

Una particolare forma di depressione atipica è la disforia isteroide, che interessa soprattutto il sesso femminile e si manifesta con un’accentuata preoccupazione per il giudizio del prossimo, oltre alla tendenza a drammatizzare un’esperienza di rifiuto (soprattutto di tipo affettivo) e alla difficoltà a gestire le situazioni di attrito e scontro con le altre persone (ipersensibilità relazionale). Vediamo quindi come vi sia una amplificazione della risposta emotiva verso gli stimoli dell’ambiente esterno.

Depressione ansiosa

La depressione ansiosa comporta sintomi in comune con i disturbi d’ansia, come la manifestazione di attacchi di panico o agitazione cronica.

Una importante declinazione di questa forma di depressione è quella ipocondriaca, dove l’individuo è angosciato in maniera cronica dalla paura di avere una malattia. Nei casi più gravi il soggetto percepisce con certezza di avere una malattia e vorrebbe porre fine alla propria vita, risultando ad alto rischio di suicidio.

Depressione agitata

Presenta qualche tratto in comune con la depressione ansiosa. La depressione agitata si contraddistingue per una marcata agitazione psicomotoria, con insofferenza costante, incapacità di rimanere fermi, irritabilità e, più in generale, irrequietezza motoria.

L’individuo con depressione agitata ha difficoltà a rilassarsi (talora addirittura a rimanere seduto per qualche minuto), parla in maniera concitata, muove continuamente gli arti e la schiena, oltre a presentare sintomi vegetativi come una scarsa qualità del sonno. Anche il tono dell’umore può presentare tratti disforici come malumore, irritabilità e attacchi di rabbia.

Può manifestarsi anche in seguito ad una sospensione repentina del trattamento con psicofarmaci come le benzodiazepine.

Depressione amenziale

La depressione amenziale può manifestarsi quando la depressione è accompagnata anche da disturbi di tipo organico a carico soprattutto del cuore o del cervello. A differenza delle forme di depressione agitata o ansiosa, il paziente riferisce in genere un rallentamento dell’attività psicomotoria.

Non è infrequente che la persona rimanga a letto anche per quasi tutto il giorno, mangiando poco e manifestando allucinazioni e stati di evidente confusione mentale.

Qui il sostegno medico e anche psicologico è determinante, dato che il perdurare di questa insidiosa forma di depressione può portare ad un inesorabile deperimento fisico che può evolvere fino alle conseguenze più estreme.

Depressione con manifestazioni psicotiche

Questa forma rappresenta circa il 10% di tutti i tipi di depressione ed è nota anche come episodio depressivo con sintomi psicotici. Qui i classici sintomi della depressione sono accompagnati in misura rilevante da deliri e fenomeni di allucinazione, che possono facilmente portare a diagnosi errate come l’attribuzione ad un profilo di schizofrenia.

Non è infrequente che questa condizione porti all’ospedalizzazione del paziente.

Depressione reattiva

Per certi versi è la forma più nota e riconosciuta. Come suggerisce il termine, la depressione reattiva emerge in genere in seguito ad eventi particolarmente dolorosi, come un lutto complicato, un fallimento aziendale o il termine di una relazione.

Come sintomatologia questa forma vede una frequente fragilità emotiva, bassa qualità del sonno e tristezza cronica. Qui è importante ricordare che il trauma psicologico può innescare questo tipo di depressione solo se vi è una certa vulnerabilità intrinseca.

Depressione reattiva, punteggio invalidità

Il punteggio di invalidità, o punteggio di disabilità, è spesso utilizzato per valutare il grado di compromissione funzionale causato dalla depressione reattiva o da altri disturbi psicologici.

Questo punteggio tiene conto di vari fattori, tra cui la gravità dei sintomi depressivi, l’impatto sulla vita quotidiana e l’abilità di svolgere le normali attività lavorative e sociali.

In Italia vi sono specifiche Tabelle Ministeriali (Decreto Ministeriale 05/02/1992) che quantificano la percentuale di invalidità in funzione della gravità della patologia.

Dal punto di vista legale, sia che si tratti di una sindrome depressiva endogena di grave entità o di una psicosi ossessiva, la scala di invalidità riconosciuta varia tra il 71 e l’80%.

Le varianti meno gravi della depressione consentono, invece, una designazione di invalidità civile con un livello di riconoscimento ridotto, che non supera il 50%.

Nel caso specifico, la sindrome depressiva endoreattiva è associata ad un riconoscimento dell’invalidità compreso tra il 10 e il 25%.

In conclusione, è importante ricordare che la depressione reattiva può variare notevolmente da persona a persona, e di conseguenza il punteggio di invalidità va a differire significativamente in base a fattori individuali da quantificare caso per caso.

Depressione reattiva, tempi di guarigione

La depressione reattiva, scatenata da eventi scioccanti o traumatici, può variare notevolmente nei tempi di guarigione a seconda della gravità dell’evento, delle risorse personali e del supporto disponibile.

In genere, con un intervento tempestivo e adeguato come la psicoterapia e, in alcuni casi, il trattamento farmacologico, i sintomi possono iniziare a migliorare entro poche settimane. In ogni caso, per una guarigione completa, possono essere necessari diversi mesi.

È fondamentale seguire un percorso terapeutico mirato e mantenere un intorno sociale che offra un solido supporto per favorire il recupero e prevenire ricadute.

Depressione endogena

Per certi versi meno impattante rispetto alle altre forme di depressione, la depressione endogena (anche detta episodio depressivo con melanconia) non è attribuibile a specifici eventi trigger, né ad altri fattori ambientali. Come dice il termine, sembra scaturire dall’interno della persona ed essere scatenata da cause genetiche e biologiche per lo più inconsce.

Si riscontra una certa familiarità per questi disturbi dell’umore, non tanto per una ereditarietà diretta del disturbo, ma per una vulnerabilità rispetto a quest’ultimo.

I sintomi che più frequentemente caratterizzano la depressione endogena sono la cronica perdita di motivazione e di energia vitale, l’incapacità di percepire il piacere fisico o emotivo, alterazioni della qualità del sonno e dello stato psico-motorio. Può anche accompagnarsi a riduzione dell’appetito e del peso corporeo.

A differenza di altri tipi di depressione, in questo caso il soggetto rimane perfettamente inserito nel suo contesto sociale e lavorativo, oltre ad essere pienamente funzionante in termini di produttività. Anzi, non è affatto infrequente che sul piano esteriore la persona risulti molto precisa, metodica, scrupolosa e con una forte percezione del dovere.

Altre forme di depressione

Vi sono poi delle forme secondarie di depressione, come quella stagionale (o disturbo emotivo stagionale), dove il tono dell’umore varia con l’andamento delle stagioni, la ciclotimia (detta anche disturbo ciclotimico, rientra nello spettro del disturbo bipolare ed è caratterizzata da oscillazioni emotive cicliche) e la distimia (detta anche disturbo depressivo persistente o depressione cronica, è generalmente meno grave anche se presenta una durata maggiore).

I 7 sintomi della depressione comuni alle varie tipologie

Oltre ai sintomi in prevalenza somatici descritti sopra, è sicuramente utile riportare anche un elenco dei segnali e dei 7 sintomi depressivi di natura psicologica che sono per lo più trasversali alle varie tipologie di depressione, e che possono vedere una declinazione differente a seconda dell’origine specifica di questa condizione.

  1. Totale perdita di interesse per tutte le attività che invece prima erano fonte di stimolo e anche piacere;
  2. Disturbi del sonno, che possono manifestarsi sia come ipersonnia (letargia, sonnolenza cronica) oppure come insonnia (mancanza di sonno notturno, diminuzione della qualità del sonno, tempo di latenza elevato, risvegli notturni frequenti);
  3. Disturbi dell’appetito: anche qui possiamo avere situazioni in cui il soggetto depresso consuma grandi quantità di cibo, ben oltre il fabbisogno fisiologico, oppure altre in cui manifesta inappetenza cronica;
  4. Mancanza di energie per affrontare delle attività anche semplici,
  5. Scarsa autostima ed elevata critica negativa verso sé stessi ed il proprio operato (qui il soggetto ha un dialogo interno molto svalutante ed entra facilmente in un loop di rimuginio mentale), che alcune volte è accompagnata da sensi di colpa e da una visione molto negativa del futuro, che può portare anche a senso di angoscia e disperazione;
  6. Episodi di distrazioni e dimenticanze, riconducibili alla difficoltà di mantenere il focus su quello che il soggetto sta facendo o anche su ciò che sta dicendo;
  7. Tendenza all’isolamento dagli altri, apatia e mancanza di progettualità, mancanza di fiducia nella possibilità di cambiamento.

Oltre ai segnali primari elencati sopra, possiamo identificare una serie di sintomi depressivi secondari o derivati, come pensieri ossessivi, comportamenti maniacali, mancanza di cura per sé stessi e per il proprio corpo (la persona può esprimere il rifiuto di lavarsi, vestirsi o di tenere in ordine il proprio ambiente), fino ad arrivare ai gesti autolesionistici e alle ideazioni suicidarie.

Nei casi più gravi si parla di depressione maggiore (Major Depressive Disorder, MDD), una condizione emotiva estremamente complessa e debilitante che colpisce milioni di individui in tutto il mondo.

I 7 sintomi della depressione femminile

Le donne in generale sono più vulnerabili rispetto a questo disturbo. Se sei una donna e hai l’impressione di soffrire di questo disturbo, è importante riconoscere i sintomi fisici ed emotivi e, nel caso, attivarsi per cercare un supporto adeguato.

I 7 sintomi della depressione femminile, per alcuni aspetti assimilabili a quelli visti nel paragrafo precedente, sono:

  1. Tristezza profonda. La tristezza è uno dei sintomi della depressione più comune, e può essere accompagnata da una sensazione di vuoto o di sconforto, oltre ad una notevole facilità al pianto anche senza motivo.
  2. Perdita di interesse. Come visto sopra, la depressione può causare una perdita di interesse nelle attività che un tempo erano percepite come fonte di soddisfazione e di svago.
  3. Stanchezza cronica. Questo è un altro sintomo depressivo diffuso che può rendere difficile svolgere le attività quotidiane, soprattutto se la qualità del sonno risulta alterata per molti giorni o settimane consecutive.
  4. Problemi di concentrazione. La depressione può causare problemi di concentrazione, rendendo difficile concentrarsi sulle attività o sulle incombenze anche più semplici.
  5. Disturbi del sonno. La depressione si associa spesso a disturbi del sonno, come insonnia o sonnolenza eccessiva durante il giorno.
  6. Alterazioni del peso. La depressione può provocare alterazioni del comportamento alimentare e di conseguenza del peso corporeo, nel senso sia di un aumento che di una diminuzione.
  7. Pensieri negativi. La condizione depressiva spesso innesca e alimenta pensieri negativi o autodenigratori, che nella maggior parte dei casi possono essere difficili da superare.

La psicoterapia breve e olistica, se necessario supportata dalla terapia EMDR, può essere molto utile per trattare la depressione e i suoi sintomi fisici nella donna al fine di aiutarla a ritrovare il suo benessere emotivo.

Depressione, sintomi iniziali. Quando i campanelli di allarme vanno ascoltati

I sintomi iniziali della depressione spesso sfuggono all’attenzione, ma sono i primi segnali che il nostro equilibrio emotivo inizia a vacillare.

Questi sintomi possono includere una crescente sensazione di stanchezza, una diminuzione dell’interesse per le attività quotidiane che una volta portavano appagamento, perdita di speranza nel futuro, isolamento sociale, dolori muscolari, diminuzione del desiderio sessuale, cambiamenti nelle dinamiche del sonno con conseguente insonnia o eccessiva sonnolenza diurna, nonché una percezione generale di tristezza o vuoto.

È importante diventare consapevoli che questi segnali non devono essere trascurati o minimizzati. In molti casi sono il primo passo per individuare e affrontare la depressione in modo tempestivo.

Le cause di depressione più comuni

Le cause di depressione ricadono sostanzialmente in due tipi:

  • biochimiche;
  • psicologiche e sociali.

Cause biochimiche

Alterazioni nella regolazione dei neurotrasmettitori, come serotonina e noradrenalina, determinano impulsi nervosi che influiscono sulle attività della persona, sulle sue scelte e nelle relazioni con gli altri.

Dal punto di vista biochimico, a causa di traumi precoci, nel cervello della persona depressa rimangono sempre attivati i circuiti di risposta al pericolo.

A causa di tale attivazione la persona depressa non riesce a liberarsi dai pensieri negativi e si sente inefficace nell’affrontare anche alcune semplici attività quotidiane.

Ciò alimenta ulteriormente i pensieri negativi, provocando un rimuginio mentale e uno stato costante di ipersensibilità, che mina la sua autostima.

Cause psicologiche e sociali

Nella vita della persona gli stati depressivi possono essere provocati dagli eventi stressanti come lutti e separazioni, conflitti familiari, malattie, cambiamenti di vita e delle condizioni lavorative (soprattutto nella depressione reattiva). Tali eventi incidono maggiormente in persone che, esposte ad esperienze infantili avverse (traumi precoci), hanno difficoltà ad affrontarli in maniera efficace e serena.

Come aiutare una persona depressa

La prima cosa da evidenziare è che tentare di superare da soli la depressione può essere estremamente difficile e spesso richiede il supporto di un professionista adeguato per ottenere risultati significativi e duraturi.

Aiutare una persona depressa e con sintomi anche gravi può essere fatto, se al di fuori di un contesto terapeutico ufficiale, ricordando che il supporto e l’ascolto sono un primo tassello fondamentale nel processo di guarigione.

La prima cosa da fare è, quindi, offrire una connessione profonda e una presenza empatica, dimostrando che sei lì per lei e che intendi ascoltarla senza alcuna forma di giudizio.

In molti casi, il solo fatto di parlare dei propri pensieri e delle proprie dinamiche interne di sofferenza può essere di grande aiuto, andandone ad alleviare il carico gravoso.

Un’altra azione di sostegno molto utile è facilitare la persona nel continuare a prendersi cura di sé stessa, incoraggiandola a praticare o mantenere abitudini quotidiane il più possibile sane. È infatti molto fruttuoso concentrarsi su attività che la rendano felice e le diano un senso di realizzazione, come imparare un nuovo hobby o passare del tempo con le persone a cui è legata.

La meditazione, la respirazione profonda e consapevole insieme ad altre tecniche di gestione dello stress possono essere di ulteriore supporto per ridurre il peso della depressione.

Come uscire dalla depressione

Uscire dalla depressione è in genere un percorso molto difficile, talvolta lungo, ma anche molto gratificante.

La prima cosa da fare è riconoscere i sintomi depressivi e cercare un aiuto professionale qualificato. Per uscire dalla depressione è sicuramente molto utile ricorrere alla psicoterapia e, nei casi di particolare gravità, anche alla concomitante terapia farmacologica con antidepressivi.

Nelle forme di depressione secondaria è poi importante ricordare che il trattamento non si può in genere limitare alla gestione dei sintomi depressivi, ma si deve estendere anche alla rielaborazione degli eventi o delle condizioni che hanno contribuito al disturbo dell’umore.

Gli antidepressivi

La terapia con farmaci antidepressivi è sintomatica: agisce cioè sui sintomi, ed è necessaria quando la loro gravità influenza negativamente la vita sociale, lavorativa e affettiva della persona.

Dal momento che le cause della depressione non sono unicamente di natura biologica, l’utilizzo esclusivo di antidepressivi può non essere sufficiente e risolutivo. Trova, quindi, particolare utilità nell’ottica di un approccio in acuto, da affiancare preferibilmente ad un adeguato lavoro con la psicoterapia.

Psicoterapia e depressione: come si cura

È importante in prima battuta aiutare il paziente a riconoscere che soffrire di un disturbo depressivo non è da considerarsi un segno di debolezza.

Come ho avuto già modo di sottolineare in altri articoli, questo atteggiamento non farebbe altro che aggiungere un disagio e un dolore secondario rispetto a quello primario generato dalla presenza del disturbo stesso. In alcune situazioni, la sofferenza provata in relazione al disturbo può risultare maggiore di quella che scaturirebbe dalla condizione sottostante se fosse vissuta senza giudizio o senza l’interferenza di tutta una serie di sovrastrutture sociali.

Non è chiaramente facile smettere di provare emozioni come vergogna e senso di colpa in relazione al disturbo, dal momento che queste sono spesso connesse ad aspetti molto intimi della nostra identità e della nostra storia personale.

Quello che puoi però fare fin da subito è iniziare ad utilizzare un atteggiamento di empatia verso queste manifestazioni emotive, in modo da ridurre la tua distanza da loro, e anche cercare di capirne le motivazioni profonde sottostanti.

Per darti un’immagine più forte, puoi iniziare ad abbracciare la tua personalità e le sue ferite ancora aperte.

Una ferita si cura con emozioni superiori, con accoglienza e amore, e non con vibrazioni basse di giudizio, separazione e colpa.

L’approccio olistico in psicologia mira al ripristino dell’unità, quindi a trascendere le fratture interne tramite una guarigione naturale.

Il percorso psicoterapeutico parte, infatti, da una fase iniziale di presa di consapevolezza dei circoli viziosi della depressione che influenzano gli stati emotivi della persona.

A questa prima fase segue un percorso di ristrutturazione cognitiva del fenomeno con lo scopo di sovrascrivere alcune convinzioni o comportamenti errati, per poi passare il prima possibile ad un trattamento più specifico a seconda dei casi e del vissuto particolare riportato dal paziente.

Il focus diventa quindi l’asse emozioni-comportamenti, con l’obiettivo di riattivare una vita esteriore più stimolante e in linea con il sentire della persona, oltre a migliorare le relazioni con gli altri e la stima di sé stessi.


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Foto professionale della Dott.ssa Elisa Scala, medico psicoterapeuta a Novara
Ricevo a Novara e online

Medico psicoterapeuta

Sono iscritta all’Albo Professionale dei Medici dall’anno 2008, ed esercito la professione di Psicoterapeuta sia per mezzo di sedute online (via Zoom o Skype) che in presenza nel mio studio privato vicino al centro storico di Novara.

Perché medico psicoterapeuta?

Associare la Specializzazione in Psicoterapia della Gestalt alle conoscenze e all’esperienza di Medico mi permette di comprendere più aspetti dei disagi interiori delle persone che decidono di intraprendere un percorso di psicoterapia con me.

Questo porta a risultati tangibili per il paziente in termini di salute, benessere e serenità nella propria vita, il tutto in tempi mediamente più brevi rispetto alla psicoterapia tradizionale e senza limitarsi a quella che potrei definire come “terapia dell’ascolto”.

Dott.ssa Elisa Scala, medico psicoterapeuta a Novara