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Il rimuginio ossessivo è una condizione piuttosto frequente, in cui la mente si focalizza compulsivamente su una persona o una situazione e continua a costruirci intorno dei pensieri ripetitivi e ossessivi, in un loop mentale chiuso e non evolutivo.

Questo, tra l’altro, porta anche ad un dispendio inutile di energie psichiche, senza muoversi di un passo verso una comprensione più profonda di una situazione o un utilizzo costruttivo delle proprie risorse interne.

Nell’articolo scoprirai che cos’è il rimuginio mentale ossessivo, perché è una condizione piuttosto diffusa di cui non devi avere timore, e cosa fare in concreto per disinnescare questo circolo vizioso e liberartene. Mi soffermerò anche su alcuni esempi particolari di pensieri intrusivi, tra cui i pensieri ossessivi post tradimento, e sulla delicata relazione tra rimuginazione ossessiva e ansia.

Il rimuginio ossessivo: cos’è e perché non devi averne paura

La ruminazione ossessiva è sostanzialmente un tipo di attività mentale ripetitiva, in cui i pensieri si susseguono sempre uguali intorno ad una situazione o ad un soggetto che causa alla persona anche un’inevitabile attivazione emotiva.

Non è assolutamente infrequente che il rimuginare sia associato ad emozioni pesanti e separative, e possa anche indurre veri e propri attacchi di rabbia.

Vi è sempre una connessione reciproca tra la sfera mentale e quella emotiva. I pensieri agganciano e attivano emozioni di un certo tipo, ma può spesso succedere anche l’opposto. In molti casi non è semplice individuare se si siano attivati prima i pensieri o le emozioni, e tutto sommato non è determinante per il lavoro su questi tratti ossessivi.

La mente risulta così fuori controllo, in un turbinio di ideazioni che non hanno una specifica direzione, tendono spesso a ripetersi anche uguali e senza contribuire ad entrare più in profondità nella comprensione di una data situazione.

A voler ben guardare, la ruminazione addirittura allontana da una possibile risoluzione della problematica che l’ha innescata, dal momento che continua a logorare la persona e a consumare le sue energie psichiche. È un qualcosa che “lavora ai fianchi” il soggetto, lasciandolo deprivato di energia.

In ogni caso, dal momento che è piuttosto frequente nella società di oggi, non è un qualcosa di cui devi avere timore, anche se sicuramente va gestita in maniera adeguata e all’interno di un ambiente protetto.

Pensieri ossessivi, le cause più comuni

Non vi è sicuramente una causa univoca per il continuo rimuginio ossessivo. Il fenomeno può presentare diverse sfaccettature e modalità a seconda sia del sesso che della struttura mentale della persona.

La chiave è sicuramente il gancio esterno che, per risonanza, attiva la mente.

Vi è quindi un problema irrisolto, una situazione che causa sofferenza, una persona che ti ha trattato male che continua ad agire come trigger dentro di te, come un vero e proprio innesco emotivo.

Il rimuginio mentale è tanto più persistente e intenso quanto più la persona percepisce di non avere le risorse interne per modificare la situazione esterna che lo ha innescato.

Come vedi, non ho detto che la persona non ha le risorse per cambiare l’esterno, ma che percepisce di non averle, o sente più vantaggio a muoversi in tal senso.

Questo ha le sue radici nella specifica programmazione e nei condizionamenti che l’individuo ha interiorizzato durante la sua infanzia.

Vi è da dire, in termini più generali, che un periodo di stress prolungato è sicuramente una concausa delle ossessioni e dei pensieri intrusivi. Nei casi più gravi, la ruminazione mentale ossessiva può costituire un serio impedimento allo svolgimento delle attività quotidiane, fino a sfociare in un vero e proprio disturbo ossessivo-compulsivo (DOC).

Pensieri intrusivi, esempi di quelli più frequenti

Le tipologie più comuni di pensieri ossessivi sono:

  • L’immagine, talora anche molto vivida, di ferire una persona cara, un animale domestico o anche un estraneo;
  • La paura delle malattie in generale (ipocondria), che si estende anche a tutti gli oggetti, superfici o esseri viventi che potrebbero veicolarne i relativi agenti patogeni;
  • La preoccupazione eccessiva e compulsiva per le piccole azioni che fanno parte della quotidianità (ad esempio, chiudere il gas in cucina o la porta di casa);
  • Il timore di potersi contaminare tramite contatto con superfici sudicie e sporche;
  • L’ossessione focalizzata su una forma di atto sessuale aggressivo e violento;
  • Il timore legato al proprio orientamento sessuale o di non essere più innamorato del proprio partner;
  • Il rimuginio ossessivo legato alla rabbia e al desiderio di rivalsa nei confronti di qualcuno da cui sentiamo di aver subito un torto più o meno grave.

Il livello di angoscia e di logorio interiore provocato da queste tipologie di pensieri è ovviamente molto diverso, con conseguenze psicologiche e comportamentali non sempre sovrapponibili.

Pensiero fisso per una persona

Come accennavo sopra, l’oggetto intorno a cui si addensa il rimuginare ossessivo può essere una situazione o una persona. A ben guardare però, anche una situazione ruota sempre intorno ad una o più persone che la animano e ne sono attrici.

Quando una persona diventa l’oggetto di un pensiero fisso, i sintomi che ne derivano sono sostanzialmente inquadrabili all’interno del perimetro di un vero e proprio disturbo ossessivo. Questo tipo di rimuginio è più frequente nelle donne, che più facilmente tendono a proseguire all’interno di relazioni che portano sofferenza.

Vi è una relazione inversa tra la percezione di avere il controllo all’interno di una relazione e l’intensità dei pensieri ossessivi che possono roteare intorno all’altra persona.

Minore è la percezione del controllo, più invasivo risulterà il rimuginio ossessivo della mente.

In generale, un partner poco chiaro, tendenzialmente scarsamente empatico e ambiguo può diventare l’elemento catalizzante di una serie di pensieri ossessivi, anche se dall’altro lato eserciterà un’azione magnetica sulla donna, che facilmente rimarrà imbrigliata in un rapporto che può rivelarsi anche distruttivo.

Bisogna ricordare che ogni persona si costruisce nel tempo tutta una serie di aspettative su di sé e sugli altri sulla base della propria storia peculiare e della propria struttura di personalità, reinterpretando il vecchio principio del piacere di Sigmund Freud.

Secondo questo principio, all’interno delle relazioni con gli altri tendiamo a farci guidare dalla ricerca di una forma di benessere o di gratificazione, allontanandoci parallelamente da tutte quelle persone o situazioni che risultano fonte di stress, sofferenza o ansia.

Sebbene in casi più rari per quanto riguarda il contesto di coppia, la ruminazione ossessiva può interessare anche l’uomo. Quest’ultimo sviluppa infatti con maggiore frequenza pensieri intrusivi in relazione al proprio posto di lavoro o alla propria attività imprenditoriale (se questo è il suo caso), a differenza della donna che in media ha un investimento emotivo maggiore nella relazione di coppia.

Pensieri ossessivi post tradimento

Il tradimento all’interno di una coppia porta alla sperimentazione, da parte del coniuge che lo ha subìto, di un’altalena di sentimenti ed emozioni, quali pensieri ossessivi e intrusivi, diffidenza e gelosia, fino ad arrivare nei casi più gravi a disturbi del comportamento alimentare (DCA), spesso temporanei, e ad azioni impostate su una finalità di autodistruzione, che può essere diretta anche verso l’altra persona.

Se non gestiti adeguatamente, i pensieri ossessivi post tradimento si autoalimentano e possono facilmente sfociare nella gelosia ossessiva tipica della sindrome di Otello. Il rischio che la relazione si deteriori in maniera irreversibile è molto concreto.

In questo scenario il lavoro con una psicoterapeuta può aiutare entrambi i componenti di una coppia in tutti i casi in cui quest’ultima manifesti la volontà di recuperare il rapporto e di andare quindi avanti insieme.

Oltre alla terapia di coppia vera e propria, risulta quasi sempre indispensabile anche un lavoro singolo con la persona che ha subito il tradimento per supportarla nell’elaborazione degli inevitabili vissuti di rabbia e dolore, oltre che nell’attivazione delle sue risorse interne e nella definizione di strategie funzionali all’uscita dalla fase di crisi.

Pensieri ossessivi e ansia

L’idea stessa di ossessione è che in assenza di uno sforzo cosciente non riesci a concentrarti su qualcosa di diverso da quel pensiero specifico. Se lasci che la tua mente agisca indisturbata, lei andrà lì: non importa quanto tu ci possa provare, non puoi uscirne senza un impegno consapevole spesso anche rilevante.

Tutti i tipi di ansia possono portare a pensieri intrusivi di carattere negativo che tormentano la persona. L’ansia, infatti, tende a costringerla a fissarsi su specifiche cose a cui non vorrebbe pensare, secondo il principio per cui una carica energetica repressa continua a bussare alla porta della coscienza con il proprio contenuto inconfessabile.

Solo in casi molto rari i pensieri ossessivi innescati da un disturbo d’ansia risultano positivi, essendo quasi sempre legati alle paure più profonde della persona e ad emozioni di angoscia.

Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) e la delicata differenza tra ossessione e compulsione

Il rimuginio mentale ossessivo è un elemento per poter diagnosticare un disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), anche se alcune tipologie di pensieri intrusivi sono solo associate ad una certa varietà di disturbi d’ansia ma non necessariamente ad una diagnosi di DOC. 

Anche se non approfondisco l’argomento in questo articolo, voglio solo spiegare la differenza tra pensiero ossessivo e compulsione.

Per certi versi sono due facce della stessa medaglia.

I pensieri intrusivi causano un disagio significativo, e una volta entrati nella mente del soggetto tendono ad imbrigliarla e ad impedirle di uscire.

È poi proprio questa dinamica che provoca le compulsioni, cioè quell’insieme di azioni che la persona mette in campo nel tentativo di ridurre l’intrusività e la ripetitività angosciante di certi pensieri.

Le compulsioni rappresentano quindi la modalità che la persona agisce per ridurre i pensieri ossessivi.

L’esempio classico è la persona che teme di infettarsi (ossessione), e quindi sente il bisogno di continuare a lavarsi le mani più e più volte (compulsione). Se l’individuo teme di aver lasciato aperto il gas (ossessione), potrebbe aver bisogno di verificarne la chiusura più e più volte prima di uscire di casa (compulsione).

La compulsione mira quindi a placare l’ossessione, ed è diretta manifestazione anche del bisogno di mantenere il controllo su una certa situazione.

Senza ossessione, la compulsione non sarebbe necessaria.

Pensieri ossessivi di bestemmia

Alcuni pensieri intrusivi sono caratterizzati da una natura violenta e possono essere a sfondo sessuale, fino ad arrivare alla vera e propria blasfemia. La persona proverà un forte disagio in relazione a questi pensieri e farà di tutto per sbarazzarsene.

In generale, si definisce blasfemo colui che manca del dovuto rispetto per tutto ciò che è sacro.

In questo caso, poi, le convinzioni religiose della persona giocano un ruolo molto importante per determinare le modalità con cui si rapporterà a questa tipologia di pensieri. La paura di avere pensieri di blasfemia si può collegare ad un’eccessivo timore dell’Inferno o comunque di una forma di dannazione dopo la morte.

Si può arrivare a parlare, a tutti gli effetti, di disturbo ossessivo-compulsivo legato alla religiosità (DOC blasfemo).

Pensieri ossessivi sulla morte

Una particolare tipologia di rimuginazione ossessiva è quella che si focalizza sulla prospettiva della morte.

Di per sé pensare alla morte è un fatto da considerarsi del tutto naturale, e nel momento in cui non si veste da atteggiamento morboso rappresenta un’assunzione di responsabilità piena nei confronti della vita.

Il problema è che, nella nostra società, l’atteggiamento nei confronti della morte che tendiamo ad avere è quello di ignorarla, rimuovendola dalle nostre vite e dalle nostre percezioni, come se non esistesse. È un vero e proprio argomento tabù, e già questo contribuisce a generare un disequilibrio che favorisce poi l’insorgenza di atteggiamenti ossessivi.

In questo caso è necessario un lavoro profondo di introspezione da condurre all’interno di un percorso di Psicoterapia, in modo da tornare a pensare alla morte con il giusto atteggiamento mentale ed emotivo.

“Ci sono certe condizioni inalterabili e irrimediabili, certe esperienze pressanti che scuotono e strappano fuori una persona dalla prima, quotidiana, modalità dell’esistenza per portarla alla modalità della consapevolezza dell’essere. Tra queste esperienze pressanti […] la morte rappresenta il non plus ultra: la morte è la condizione che rende possibile vivere la vita in maniera autentica.“

Irvin D. Yalom, docente di psichiatria alla Stanford University

I pensieri negativi e il loro significato evolutivo nascosto

I pensieri negativi sono un aspetto mentale direttamente connesso al rimuginio ossessivo. Solo in rarissimi casi, infatti, la mente si cristallizza intorno a situazioni positive, anche perché contrario alla nostra evoluzione.

Comprendere i pensieri negativi alla radice è di grande aiuto per avere una visione più ampia di ciò che tiene in vita e alimenta la stessa ruminazione mentale.

I pensieri negativi sono legati alla nostra stessa storia evolutiva e sembrano avere una radice genetica, come suggerito dal neuropsicologo Rick Hanson. Questo legame scaturisce dalla necessità ancestrale di prepararsi a possibili minacce e di reagire con prontezza per tutelare la propria sopravvivenza in ambienti spesso ostili. Per i nostri antenati, evitare i pericoli rapidamente demarcava spesso il confine tra la vita e la morte.

Questo adattamento evolutivo ha plasmato la nostra mente in modo da farci imparare di più dalle esperienze negative rispetto a quelle positive. Gli stimoli negativi scatenano una reazione neuronale più intensa rispetto a quelli positivi, richiedendo meno tempo per essere incisi nella nostra memoria.

Di conseguenza, la nostra mente sembra spontaneamente incline ai pensieri negativi, con una particolare propensione nelle donne. Sorprendentemente, cercare di arginare o modificare questi pensieri spesso li fa tornare con maggiore forza e persistenza. Ciò dimostra che rimuginare sui pensieri negativi può potenziarli, danneggiando le strutture mentali legate alla memoria ed alle emozioni e aumentando la produzione di cortisolo, l’ormone dello stress.

Ci sono momenti in cui la tristezza e i pensieri negativi sembrano avere la meglio, rendendo difficile liberarsene e portando talvolta a comportamenti che possono sembrare “anti sociali”, oltre ad un profondo malessere soggettivo.

Dichiara guerra a tutti i pensieri negativi che col tempo si sono insinuati nella tua mente, e vedrai che alla fine saranno loro a sentirsi a disagio, come ospiti indesiderati.”

Robin Sharma

I pensieri ossessivi possono diventare reali?

Il primo punto che non bisogna mai dimenticare è che la rappresentazione interna che abbiamo della realtà conta di più rispetto alla realtà stessa, come ben spiegato dalla Psicoterapia della Gestalt.

Come visto, la ruminazione mentale può nascere letteralmente dal nulla, prendendo le sue mosse da una semplice ipotesi priva di una base reale. Nonostante questo, una delle trappole principali nelle quali può cadere il soggetto ossessivo è quella di credere al contenuto delle sue stesse ossessioni.

Vi sono poi vari livelli di consapevolezza della persona in relazione al suo rimuginio ossessivo.

I soggetti più consapevoli, pur non riuscendo a liberarsi dai pensieri ossessivi negativi che li tormentano, percepiscono la loro assurdità e irrazionalità. In questi casi, il disagio scaturisce solamente dalla presenza di questi pensieri non desiderati, ma in un certo qual modo il meccanismo retrostante è stato svelato.

Nella maggioranza delle persone, invece, il portatore di questi pensieri tende a rimanerne piuttosto spaventato, dal momento che teme che possano essere reali, che possa volerlo “fare per davvero”. In questo caso si costruisce un’ossessione secondaria che discende da quella principale.

Un principio di fondo è che tanto più il contenuto del pensiero intrusivo non è in linea con il proprio sistema interno di valori e con la propria morale, tanto più tutto questo causerà spavento nel soggetto.

Paradossalmente, però, la presenza stessa di questa paura conferma che non si tratta di una pulsione reale e che, quindi, l’individuo non vorrebbe davvero metterla in atto. La paura è generata dalla presenza di un attrito interno al tessuto psichico, e deriva dalla mancata risonanza con il proprio sistema valoriale.

Te la giro in termini più semplici: più il pensiero ossessivo spaventa il soggetto, più sarà improbabile che possa realizzarlo per davvero. Provare paura di fronte a quell’idea rappresenta il segnale che mostra come essa non abbia nulla a che fare con le reali intenzioni dell’individuo.

I pensieri ossessivi passano?

Vi è un principio paradossale che sta alla base del funzionamento della mente.

Numerosi studi scientifici hanno ormai ampiamente illustrato che sforzarsi troppo di “non” pensare a qualcosa porta inevitabilmente a pensarci ancora di più. Nel momento in cui vuoi NON pensare ad una persona o situazione, ci stai in realtà già pensando, in un circolo vizioso che ha sicuramente del paradossale.

Se ti concentri sull’evitare un dato pensiero, stai ricordando al tuo cervello che questo pensiero esiste.

Il rimuginio ossessivo non passa quindi da solo o, meglio, può terminare il singolo episodio che lo ha innescato ma non il fenomeno di per sé.

Ma allora cosa possiamo fare? I pensieri ossessivi passano?

Come per altre manifestazioni psicologiche, il rimuginare vive di episodi, di picchi, quindi in genere non è una costante che accompagna la persona 24 ore su 24. Il singolo episodio tende a calmarsi da solo nel momento in cui si modifica la situazione esterna contingente, oppure quando la mente è costretta a focalizzarsi su altro.

Supponiamo che tu abbia un problema irrisolto con un tuo collega di lavoro, che ti ha mosso un torto, ha diffuso un’informazione falsa su di te o ha agito alle tue spalle per metterti in cattiva luce davanti al vostro capo. Una situazione piuttosto diffusa che molte persone si sono trovate sicuramente a sperimentare.

In questo caso l’ambiente lavorativo, o anche solo la prospettiva di recarti al lavoro, agirà come un trigger e, in assenza di altri elementi che possano distrarre la mente o portarla a focalizzarsi su altro, sarà molto probabile l’innesco della ruminazione ossessiva.

Di frequente ti capiterà già la domenica sera di assistere quasi impotente all’attivazione di questi pensieri intrusivi, che non faranno altro che rovinarti l’ultima parte del fine settimana.

Come puoi vedere, un altro aspetto tipico del rimuginio ossessivo è l’anticipazione: la mente si mette in moto ben prima che una situazione attivante si verifichi, facendo perdere inutilmente energie psichiche all’individuo e rischiando di deteriorare il suo stato emotivo.

La ruminazione intrusiva si innesca, tra l’altro, anche come semplice risultato della catena di pensieri associativi interni, quando in realtà il soggetto in quel momento non è esposto direttamente ad alcun evento stressante. Da un certo punto di vista, possiamo inquadrarla come un’attività parassita, che porta via energie senza dare niente in cambio.

Pensieri ossessivi, come liberarsene

Adesso che abbiamo esplorato a fondo le dinamiche del rimuginio intrusivo, oltre a tutti i danni energetici e psicologici che questo comporta, passiamo a vedere come i pensieri ossessivi passano partendo dall’impalcatura di base del loro funzionamento.

Quello che devi sempre ricordare è che, come per molti disturbi psicologici che vivono di episodi acuti o comunque di fluttuazioni nel tempo, lo schema che si ripete è: innesco esterno –> reazione/attivazione interna –> eventuale azione rivolta verso l’esterno.

Ci sono quindi due fattori che mantengono in vita il meccanismo: l’innesco esterno (che in genere è rappresentato da una situazione specifica), o input, e la specifica struttura psicologica e mentale della persona con cui impatta.

In genere noi non possiamo controllare direttamente il primo fattore, se non per mezzo di modifiche radicali nella propria vita, nel proprio orientamento professionale o anche relazionale, che peraltro non sempre sono necessarie o auspicabili.

Per esperienza poi, se anche si eliminassero tutti gli inneschi specifici, la struttura interna dell’individuo attirerebbe letteralmente delle situazioni attivanti alternative, e il circolo vizioso potrebbe ancora manifestarsi e perpetuarsi.

Il vero lavoro passa quindi dal secondo punto, ovvero le dinamiche psicologiche del soggetto. Tra l’altro, in assenza di un vero lavoro psicologico, la qualità dell’output (eventuale reazione verso l’esterno) sarà sempre la stessa a parità di input (innesco iniziale).

Come eliminare pensieri negativi che tormentano

Non dobbiamo dimenticare che non sono le situazioni difficili o stressanti che attraversiamo a farci stare male, ma come le percepiamo e ce le rappresentiamo al nostro interno. I pensieri negativi si attivano di conseguenza e hanno a loro volta un impatto sul nostro comportamento e, di conseguenza, sul problem solving.

Prendere consapevolezza del potere che abbiamo sui pensieri negativi è il primo passo verso il loro superamento.

Ti riporto qui sotto alcune semplici strategie per affrontarli in modo efficace:

  1. Riconsiderare la realtà. Quando ci accorgiamo che un pensiero negativo ci opprime, è fondamentale riconsiderare i fatti e approfondire i motivi alla base di quel pensiero. Cerchiamo di adottare un approccio razionale e realistico, valutando cosa è effettivamente possibile fare e cosa no. Nella maggior parte dei casi ci renderemo conto che la situazione è meno complessa di quanto immaginavamo.
  2. Imparare a “guardarsi da fuori”. Proviamo a vedere il nostro pensiero da un punto di vista esterno. Potremmo renderci conto che la ragione non è interamente dalla nostra parte e scoprire che i pensieri negativi sono il frutto di distorsioni cognitive. Esaminare il problema da diverse angolazioni può offrire una prospettiva più equilibrata.
  3. Eliminare gli stimoli negativi. Se individuiamo stimoli esterni che scatenano pensieri negativi, facciamo uno sforzo per eliminarli dalla nostra vita quanto più possibile. Ad esempio, se i pensieri riguardano una relazione passata, evitiamo di guardare foto o messaggi legati a quella persona. In alternativa, cerchiamo stimoli positivi e piacevoli per rimpiazzare quelli negativi.
  4. Circondarsi di persone piacevoli. La compagnia di amici e l’esperienza di momenti piacevoli possono allontanare i pensieri negativi. Manteniamo un cerchio sociale di supporto che ci aiuti a distogliere l’attenzione da pensieri distruttivi.
  5. Concentrarsi sul Presente. Accettiamo che di base “le cose accadono” e che il passato ormai non è modificabile. Concentriamoci su ciò che possiamo fare ora per plasmare il nostro futuro in modo positivo. L’energia spesa sui “se” e sui “ma” è quasi sempre inutile.
  6. Tenere il corpo in movimento. L’attività fisica ha dimostrato di migliorare l’umore e di allontanare quasi istantaneamente i pensieri negativi. Il movimento del corpo calma la mente e la riporta nel presente.
  7. Perdonare sé stessi. Il perdono verso sé stessi è paradossalmente più difficile del perdono verso gli altri. In ogni caso, mettere da parte sensi di colpa e autocritiche è fondamentale per liberarsi dai pensieri negativi ossessivi.

Oltre ai punti descritti sopra, che puoi iniziare ad applicare in autonomia, risulta importante anche ascoltarsi e cercare supporto professionale. In molti casi, un percorso con uno psicoterapeuta può aiutare a sviluppare strategie efficaci per affrontare l’ansia e i pensieri negativi. Un trattamento di psicoterapia può insegnarci a liberarci dalle negatività e ad introdurre energia positiva nella nostra vita, contribuendo al ripristino di un benessere duraturo.

Come uscire da un loop mentale: alcuni consigli pratici

Il cosiddetto loop mentale è un concetto intrigante nell’ambito della psicologia, rappresentando un processo ricorrente e circoscritto all’interno della nostra mente che si basa su una serie di pensieri ripetitivi e ossessivi che impediscono alla persona di uscire da una situazione o problema.

Ritrovarsi intrappolati in un loop mentale può essere particolarmente frustrante, dal momento che sottrae parecchie energie mentali e fisiche e di per sé non porta alcun miglioramento nella propria esistenza.

Di seguito ti riporto alcuni consigli di carattere generale per uscire da un loop mentale, che non sostituiscono il lavoro terapeutico sulle cause più profonde della ruminazione.

  1. Riconosci il loop mentale. Identificare il pensiero che continua a ripresentarsi può aiutarti a prenderne coscienza e a gestirlo. Come sottolineo spesso, il primo passo è sempre l’acquisizione di consapevolezza.
  2. Appena possibile, prenditi una pausa. Allontanati da qualsiasi attività che ti sta facendo entrare in un loop mentale e ricavati anche solo pochi minuti per rilassarti e fare qualche respiro profondo in uno stato di centratura interna.
  3. Modifica la tua prospettiva. Cerca di osservare la situazione da una prospettiva differente, mettendo in campo una ristrutturazione cognitiva del contesto che ti attiva il rimuginio ossessivo.
  4. Rendi più disciplinata la tua mente. Pratica tecniche di rilassamento come la meditazione o la visualizzazione creativa per imparare a mantenere la mente focalizzata e poterla più facilmente allontanare dalla situazione attivante.
  5. Sostituisci i pensieri negativi che tormentano con pensieri positivi. In molti casi, è sufficiente che tu scelga di concentrarti su pensieri positivi e assertivi, piuttosto che sui pensieri negativi che catturano la tua mente e ti creano un vero e proprio tormento.
  6. Parla con qualcuno di fiducia. Condividere i tuoi pensieri con una persona fidata o, meglio, con un terapeuta ti può aiutare molto a vedere la situazione da una prospettiva differente, oltre a ridurre il carico emotivo associato alla ruminazione mentale.

Al di là di questi 6 punti che ti possono essere molto utili, ricorda che uscire da un loop mentale è un lavoro che richiede pratica ripetuta ed un certo grado di accoglienza. Non è quasi mai possibile ottenere un risultato stabile e duraturo già al primo episodio.

Un semplice esercizio che puoi utilizzare fin da SUBITO

Uno studio della Yale University School of Medicine ha dimostrato che la meditazione porta all’inibizione della zona cerebrale che genera i pensieri intrusivi, esercitando quindi un beneficio diretto e immediato.

Se nella tua vita stai quindi sperimentando diversi momenti dove la mente sembra prendere il sopravvento con il suo rimuginio ossessivo, puoi applicare fin da subito un esercizio per alleviare l’intensità di questo circolo vizioso che non fa altro che sottrarti prezioso carburante nella tua quotidianità.

Quando senti che la mente inizia a pensare in maniera ossessiva, e si stanno innescando anche le emozioni corrispondenti a quel tipo di pensieri, fermati il prima possibile e compatibilmente con quello che stai facendo.

È molto utile immobilizzare anche il corpo, quindi sederti in una posizione comoda e focalizzarti per almeno un paio di minuti sul tuo respiro, preferibilmente con gli occhi chiusi. Percepisci in profondità sia l’atto dell’inspirazione che quello dell’espirazione, senza volerne modificare l’intensità o la frequenza: accompagnalo nel modo più semplice con la tua consapevolezza.

Se i pensieri continuano ad arrivare (e per un po’ lo faranno), lasciali transitare naturalmente attraverso la tua mente e seguili dolcemente nel loro percorso.

Dimora in questa posizione comoda per almeno qualche minuto, e se vuoi puoi anche decidere di focalizzare la mente su un’immagine che ti rilassa, come una spiaggia tropicale o un paesaggio innevato, a seconda di quello che preferisci.

In modo naturale, quando sentirai che la ruminazione mentale si è placata, puoi aprire gli occhi, alzarti lentamente e tornare all’attività che stavi svolgendo prima.

Potrai ripetere questo esercizio tutte le volte che ne sentirai la necessità o l’utilità. Nella gestione in acuto degli episodi di rimuginio ossessivo è sicuramente molto efficace.

Come eliminare i pensieri ossessivi? I 3 step della psicoterapia

Il lavoro della Psicoterapia Olistica parte dal vero elemento che possiamo cambiare e su cui abbiamo un certo margine di manovra, ossia la struttura psicologica del soggetto letta in una prospettiva inclusiva e a 360°.

Il primo passo è riconoscere il fenomeno e, quindi, tutti i fattori che lo attivano. In altri termini, quali situazioni e persone innescano la ruminazione mentale e i pensieri negativi che tormentano la persona. Non solo, risulta molto importante anche individuare tutti gli elementi in comune a questi trigger.

Solo in un secondo momento è possibile procedere con il riconoscimento delle dinamiche interne alla persona che stanno alla base del rimuginio ossessivo, portando il paziente a vedere (anche in tempo reale) quello che accade dentro di sé.

La vera risoluzione, terzo passaggio del lavoro, passa quasi sempre attraverso un’azione esterna specifica volta a modificare sia la situazione che causa il rimuginare, sia la modalità con cui il paziente si rapporta a quest’ultima.

Ad esempio, potrebbe essere fondamentale esprimere un proprio bisogno o il sentire profondo ad un’altra persona, possibilmente utilizzando i princìpi della Comunicazione Nonviolenta (CNV), oppure in qualche caso anche allontanarsi fisicamente da qualcosa che per una serie di ragioni non è direttamente modificabile.

In parole semplici, bisogna mandare in risoluzione un irrisolto, disinnescando i circoli viziosi che la struttura psicologica tende a perpetuare a scapito delle energie della persona.

Il modo migliore per dissolvere una sintomatologia o una dinamica manifesta e disfunzionale è portando in risoluzione il conflitto sottostante, sia per mezzo di azioni selezionate da manifestare nel proprio ambiente che tramite un lavoro interiore da condurre in un percorso di Psicoterapia.


Se vuoi più informazioni sulla Psicoterapia Medica Olistica oppure prenotare la prima seduta con me, puoi compilare il modulo di contatto che trovi all’inizio della Pagina Contatti.

Foto professionale della Dott.ssa Elisa Scala, medico psicoterapeuta a Novara
Ricevo a Novara e online

Medico psicoterapeuta

Sono iscritta all’Albo Professionale dei Medici dall’anno 2008, ed esercito la professione di Psicoterapeuta sia per mezzo di sedute online (via Zoom o Skype) che in presenza nel mio studio privato vicino al centro storico di Novara.

Perché medico psicoterapeuta?

Associare la Specializzazione in Psicoterapia della Gestalt alle conoscenze e all’esperienza di Medico mi permette di comprendere più aspetti dei disagi interiori delle persone che decidono di intraprendere un percorso di psicoterapia con me.

Questo porta a risultati tangibili per il paziente in termini di salute, benessere e serenità nella propria vita, il tutto in tempi mediamente più brevi rispetto alla psicoterapia tradizionale e senza limitarsi a quella che potrei definire come “terapia dell’ascolto”.

Dott.ssa Elisa Scala, medico psicoterapeuta a Novara