Ti è mai capitato di vivere un conflitto interiore che letteralmente ti spaccava in due metà di fronte ad una decisione importante? Magari una parte di te desidera disperatamente cambiare lavoro o chiudere una relazione, mentre un’altra è terrorizzata all’idea di farlo e ti blocca.

Questo può succedere anche di fronte a bivi minori della vita, dove la scelta in gioco ha un’influenza limitata a poche giornate, se non ad una giornata singola. Una qualunque spaccatura interiore porta a consumo di energie e rende il tutto molto più difficile, aumentando l’attrito.

Quando parliamo di conflitto interiore – o conflitto interno, come viene spesso definito – intendiamo esattamente questo: la coesistenza di spinte opposte dentro di noi, che si contrastano e si paralizzano a vicenda. Non è una debolezza, né un segnale che qualcosa non va. È il linguaggio con cui la psiche segnala che una parte di noi è rimasta indietro, che qualcosa chiede attenzione.

Il conflitto interiore ha un significato più profondo rivelato proprio da queste voci in disaccordo. Non sono nemici da sconfiggere, ma parti di noi che aspettano di essere ascoltate.

Nel mio precedente articolo sull’integrazione delle parti di sé abbiamo visto come la psiche umana non sia un monolite, ma un affascinante insieme di sfaccettature.

Oggi facciamo un passo avanti, dando un volto ed un nome a queste parti che alimentano il conflitto interiore (come il famoso giudice interno) e scopriamo come due approcci psicoterapici apparentemente diversi, la Psicoterapia della Gestalt e la terapia dei Sistemi Familiari Interni (IFS), lavorano concretamente in seduta per far tornare a dialogare le parti in contrasto e riportare così una maggiore armonia ed uniformità di intenti.

Le 3 principali differenze tra la terapia della Gestalt e i Sistemi Familiari Interni nella risoluzione del conflitto interiore

Entrambi questi approcci terapeutici sono straordinariamente efficaci per affrontare la frammentazione interna che consuma una quota importante di energia psichica, aiutandoci a ritrovare l’equilibrio.

In ogni caso, il modo in cui concettualizzano le nostre voci interne e lo scopo finale del lavoro che facciamo in seduta cambiano radicalmente.

Vediamo subito le tre differenze chiave che distinguono l’approccio gestaltico da quello dei Sistemi Familiari Interni.

1. L’obiettivo finale: fusione vs. collaborazione

Gestalt e IFS condividono l’attenzione alle parti interne, ma divergono su un punto essenziale: cosa farne. Fonderle in un Io unitario, oppure imparare a farle convivere in armonia? La risposta cambia tutto.

  • Gestalt (integrazione e assimilazione). Nella Gestalt, il termine stesso significa forma o intero. L’obiettivo è prendere le parti alienate, negate o in conflitto (le famose polarità) e assimilarle in un Io coeso e integrato. Se hai una parte aggressiva e una sottomessa, la Gestalt lavora per farle dialogare affinché tu diventi una persona integra, in grado di usare entrambe le energie a seconda del bisogno.
  • IFS (armonia e leadership di sé). L’IFS parte dal presupposto che la mente sia naturalmente multipla. Non vuole fondere o eliminare le parti per creare un singolo Io. L’obiettivo è creare una famiglia interna armoniosa in cui le parti continuano a esistere, ma abbandonano i loro ruoli estremi, rigidi o distruttivi. Il fine è la collaborazione guidata da un centro saggio (il Sé).

2. Il concetto di Sé (Self)

Esiste una parte di noi che rimane integra anche quando tutto il resto sembra in frantumi? L’IFS risponde di sì. La Gestalt pone la domanda in modo diverso. Questa divergenza non è filosofica in senso astratto, ma determina concretamente dove il terapeuta dirige l’attenzione in seduta.

  • Gestalt. Il Sé non è un’entità fissa o un’anima centrale, ma è visto come un processo. Il Sé è ciò che si attiva nel Qui ed Ora al confine di contatto tra l’organismo e l’ambiente. È la tua capacità di fare scelte spontanee e creative nel momento presente.
  • Sistemi Familiari Interni. Il Sé (Self) nell’IFS è il nucleo centrale della persona. È un’essenza spirituale e psicologica innata che non può mai essere danneggiata dai traumi, anche se può essere coperta o messa in secondo piano dalle parti. Questo Sé è caratterizzato dalle famose “8 C” (Compassione, Curiosità, Calma, Chiarezza, Coraggio, Connessione, Creatività, Confidenza). Nell’IFS, la guarigione avviene solo quando è questo Sé centrale a dialogare con le parti, non quando le parti dialogano tra loro.

3. La struttura delle parti in conflitto e le tecniche (sedia vuota vs. unblending)

La terza differenza principale tra la terapia della Gestalt e i Sistemi Familiari Interni (IFS) sta nella mappatura interna delle parti della psiche e nelle tecniche di punta utilizzate.

La frammentazione del Sé è un concetto centrale in entrambi gli approcci, ma come visto le modalità di lavoro presentano differenze importanti.

Le polarità principali della Gestalt: il Topdog e l’Underdog

La Gestalt non ha una classificazione rigida delle parti, ma lavora esplorando le polarità che si nascondono dietro le quinte di qualsiasi conflitto interiore.

Partiamo dal principio che per ogni tratto della nostra personalità che mostriamo al mondo (es. il bravo ragazzo sempre disponibile), esiste un tratto opposto che abbiamo nascosto nel nostro lato ombra (il ribelle o l’egoista).

Fritz Perls, fondatore della Terapia della Gestalt, ha individuato una dinamica universale che consuma una quantità smodata della nostra energia vitale: la lotta tra due polarità specifiche, il Topdog (il cane di sopra) e l’Underdog (il cane di sotto).

  • Il Topdog (Il Giudice autoritario). È la voce del dover essere. È perfezionista, critico, inflessibile e sa sempre cosa sia giusto fare. Parla attraverso imperativi: “Devi lavorare di più!”, “Dovresti vergognarti”, “Non sei abbastanza bravo”. Il Topdog manipola attraverso i sensi di colpa e la minaccia, credendo (a torto) che frustandoci ci spingerà a migliorare.
  • L’Underdog (Il Sabotatore passivo). È la parte responsabile del tuo autosabotaggio, che subisce sempre. Si presenta come fragile, vittima e indifesa. Al contrario del Topdog, non attacca mai frontalmente, ma manipola attraverso la passività e l’evitamento. Risponde agli ordini del Topdog dicendo: “Sì, hai ragione, ma oggi sono così stanco”, “Ci proverò domani”, “Non ce la faccio”. È la parte che procrastina, che si ribella in silenzio e che, alla fine, vince quasi sempre sabotando i piani del Topdog.

Finché queste due parti lottano tra loro, tu rimani in stallo totale nel mezzo. Il Topdog ti fa sentire in colpa per non aver agito, mentre l’Underdog ti impedisce di agire. È un tiro alla fune logorante che prosciuga la tua energia.

Come se ne esce?

Non certo focalizzandosi di più sul conflitto, né cercando di smontarlo con il ragionamento. Cercare di risolvere uno scontro emotivo con la logica è come cercare di spegnere un incendio con un ventilatore. Una metafora, questa, che non è casuale. La Gestalt propone qualcosa di diverso: portare il conflitto allo scoperto nel Qui ed Ora, dargli una voce, uno spazio fisico di espressione.

È qui che entra in gioco la tecnica della sedia vuota (o delle due sedie), che a livello metodologico ho spiegato nei dettagli all’interno dell’articolo su come integrare parti di sé.

La tecnica della sedia vuota: un esempio di seduta reale

Per capire la sua potenza, passiamo qui ad immaginare una situazione clinica tipica.

Il caso di Luigi, tra perfezionismo e procrastinazione

Luigi arriva in seduta esausto. Ha un importante progetto lavorativo da consegnare, ma continua a rimandare. È bloccato nella palude del doverismo e del perfezionismo patologico, arrivando ad odiarsi per questo. Invece di analizzare razionalmente il problema o di dare consigli puramente pratici, il terapeuta posiziona due sedie una di fronte all’altra.

Sulla prima sedia, Luigi viene invitato a dare voce al suo Topdog. Nel momento in cui lo fa, cambia postura, si siede dritto, stringe i pugni e il suo tono di voce diventa duro e sprezzante: “Sei un fallimento! Tutti gli altri vanno avanti e tu sei fermo. Muoviti, devi finire quel progetto o ti licenzieranno!”

Poi, il terapeuta gli chiede di alzarsi e sedersi fisicamente sull’altra sedia, calandosi nell’Underdog. Ora la postura di Luigi si affloscia, le spalle cadono, lo sguardo si fa dimesso, la voce diventa flebile e lamentosa: “È troppo difficile, mi chiedi troppo. Ho il terrore di sbagliare e di essere giudicato…lasciami in pace!”

Il punto di sblocco emotivo (breakthrough). Facendo dialogare le due sedie ad alta voce nel qui e ora, Luigi smette di pensare al problema e inizia a sentirlo fisicamente. Si accorge che il Topdog non lo sta motivando, ma lo sta solo terrorizzando e paralizzando. E comprende, con grande commozione, che il suo Underdog non è un nemico pigro da sconfiggere, ma una parte vulnerabile e spaventata che ha un disperato bisogno di rassicurazione e non di continue frustate.

Attraverso la mediazione attenta del terapeuta, le due parti smettono di farsi la guerra. Il Topdog impara ad abbassare le armi e a trasformare la critica in incoraggiamento, mentre l’Underdog si sente finalmente visto e smette di boicottare.

L’energia che prima veniva sequestrata dal conflitto interno torna finalmente disponibile: è questa l’integrazione, è questa la vera Gestalt. E Luigi, non più diviso a metà, può finalmente rimettersi al lavoro con uno spirito nuovo.

La altre polarità in Gestalt: non solo Giudici e Vittime

Anche se il conflitto interiore Topdog/Underdog è il più famoso, la Psicoterapia della Gestalt non si limita a queste due figure. L’approccio gestaltico lavora ad ampio raggio sulle polarità, partendo dal principio che per ogni lato della nostra personalità che riteniamo presentabile al mondo e spendibile in società, esiste un’istanza opposta che abbiamo respinto nella nostra zona d’ombra.

In molti casi soffriamo proprio perché ci identifichiamo rigidamente con una sola polarità, in genere quella a cui abbiamo dato diritto di cittadinanza o che percepiamo congruente con l’immagine di noi stessi che abbiamo edificato.

  • Il Bravo Ragazzo / la Brava Ragazza vs. il Ribelle. Chi ha imparato ad essere sempre compiacente e disponibile per essere amato, ha dovuto alienare la propria parte egoista o rabbiosa. La Gestalt non vuole eliminare la bontà, ma far dialogare il Bravo Ragazzo con il Ribelle interiore, affinché la persona impari a dire dei sani “NO” senza sentirsi in colpa.
  • Il Forte / Indipendente vs. il Vulnerabile / Bisognoso. Chi si mostra sempre invincibile prima o poi crolla perché sta ignorando la parte di sé che ha un disperato bisogno di cura e riposo.
  • Controllo o lasciare andare? La lotta tra chi vuole pianificare ogni dettaglio e chi, dentro, vorrebbe solo vivere con piena spontaneità.

L’obiettivo della Gestalt è farti riappropriare di queste parti ombra perché l’energia bloccata in ciò che neghi è esattamente l’energia che ti manca per vivere pienamente.

La mappa dei Sistemi Familiari Interni (IFS): come creare spazio interiore con la tecnica dell’unblending

L’IFS ha, invece, una mappa molto diversa.

Le parti psichiche si dividono in Esiliati (bambini interiori che portano il dolore e i traumi) e Protettori, che a loro volta si dividono in Manager (che controllano tutto per evitare il dolore) e Vigili del Fuoco (che spengono il dolore con comportamenti impulsivi, come le abbuffate).

Se la Gestalt esteriorizza, l’IFS usa un processo puramente interiore, l’unblending (disidentificazione o de-fusione). Immagina che la tua mente sia il cielo azzurro (il tuo Sé autentico, calmo e saggio) e le tue emozioni siano le nuvole (le parti). Quando un’emozione è troppo forte, la nuvola copre tutto il cielo e tu credi di essere la nuvola. Dici: “Io sono un disastro, io sono terrorizzato”. L’unblending serve a ricreare spazio tra il cielo e la nuvola.

Un esempio clinico di disidentificazione con l’IFS per allentare un conflitto interiore

Come per la tecnica della sedia vuota, vediamo i Sistemi Familiari Interni all’opera in una seduta terapeutica.

Il caso di Giulia e la sua ansia da prestazione

Giulia soffre di attacchi d’ansia paralizzanti prima di ogni riunione. Al posto di farla combattere contro l’ansia, il terapeuta le chiede: “Dove senti questa ansia nel tuo corpo in questo momento?”. Giulia risponde: “È un nodo strettissimo alla gola”.

Il terapeuta la guida nella disidentificazione: “Puoi chiedere a questo nodo alla gola, a questa parte ansiosa, se è disposta a fare un piccolo passo indietro, per poterla guardare meglio senza esserne sopraffatta?”. Quando la parte accetta, Giulia fa un respiro profondo. Il terapeuta le chiede: “Come ti senti verso questa parte ora che è un po’ più distante?”.

Giulia, ora radicata nel suo Sé autentico, risponde con compassione: Provo curiosità – mi fa un po’ tenerezza, mi sembra spaventata”. Solo da questo stato di calma può dialogare con l’ansia, scoprendo che si tratta di un Manager protettore che la stringe alla gola per proteggerla dal rischio di fallire e rivivere il dolore insopportabile del rifiuto, un dolore che appartiene ad un Esiliato, una parte più antica e ferita che porta ancora il peso di esperienze passate.

Il punto di sblocco emotivo (breakthrough). A differenza della Gestalt, che porta il conflitto nello spazio fisico attraverso le sedie, l’IFS lavora interamente verso l’interno. Giulia non recita né esteriorizza ma osserva, con curiosità e senza giudizio, come se stesse incontrando per la prima volta una parte di sé che ha sempre cercato di ignorare o combattere.

L’IFS non le chiede di vincere sull’ansia, ma di ringraziarla per aver cercato di proteggerla per tutti questi anni, rassicurandola che oggi, come donna adulta, ha le risorse per gestire la situazione. Sentendosi finalmente compresa e non più attaccata, la parte ansiosa si rilassa e lascia andare il nodo alla gola. Non è scomparsa, ha semplicemente smesso di urlare.

E tu, da che parte stai lottando?

Entrambi questi modelli sono estremamente potenti, ma risuonano in modo diverso a seconda della persona e della fase della vita in cui ci si trova.

Se, leggendo questo articolo, hai potuto riconoscerti nella lotta estenuante tra il tuo giudice interiore e la tua parte più fragile e bloccata, sappi che non devi continuare a combattere in solitudine. Essere divisi a metà prosciuga l’energia che ti serve per vivere, amare e realizzarti.

Come risolvere un conflitto interiore

La soluzione non è sopprimere una di queste voci, né dare ragione all’una contro l’altra. Ricorda questo principio base: tu sei entrambe quelle parti, e nella sconfitta di una delle due ci saresti comunque anche tu.

Il conflitto interno si risolve quando impariamo ad ascoltare tutte le parti in gioco nel modo giusto, riconoscendo che ognuna, anche la più scomoda, sta cercando di proteggerci, seppur a modo suo.

Come Medico Psicoterapeuta ad approccio olistico, nel mio studio integro gli strumenti più efficaci della Psicoterapia della Gestalt, dell’IFS e delle terapie che lavorano con l’inconscio emotivo (come la Psicoterapia Intensiva Dinamica Breve, o ISTDP) per aiutarti a:

  • smascherare il tuo Critico Interiore e togliergli il potere di ferirti;
  • dare voce alle tue parti bloccate in un ambiente totalmente sicuro;
  • ritrovare la tua interezza, trasformando quello che sembrava un conflitto interiore irrisolvibile in un’alleanza interna.

Vuoi smettere di farti la guerra e ritrovare il tuo centro? Possiamo lavorare insieme per sciogliere questi nodi, nel mio studio a Novara o attraverso percorsi online.

Domande Frequenti (FAQ) sul conflitto interiore

Quando iniziamo ad esplorare il nostro mondo interiore e a dare un nome alle nostre voci contrastanti, è assolutamente normale che emergano nuove curiosità o qualche dubbio.

Per aiutarti a fare maggiore chiarezza su come questi due approcci funzionano nella pratica, ho raccolto qui sotto le risposte alle domande più frequenti che ricevo dai miei pazienti in studio.

Cosa significa esattamente avere diverse parti di sé? È un disturbo?

Avere diverse parti di sé non è un disturbo, ma una caratteristica normale e universale della psiche umana.

Sia la Psicoterapia della Gestalt che i Sistemi Familiari Interni (IFS) partono dal presupposto che la mente sia naturalmente multipla. Tutti noi abbiamo parti ferite o vulnerabili (i bambini interiori), parti protettive (come il perfezionista o il critico) e un nucleo saggio e autentico (il Sé).

Il problema non è la molteplicità in sé, ma il conflitto cronico tra queste parti che consuma energia psichica e genera blocchi emotivi e comportamentali.

Riconoscere e dare voce alle proprie parti è il primo passo verso una maggiore integrazione e armonia interiore.

Qual è il significato del conflitto interiore?

Il conflitto interiore significato letterale è semplice: la coesistenza di spinte opposte dentro di noi che si contrastano e paralizzano a vicenda.

Non è una debolezza né un segnale che qualcosa non va, ma il linguaggio con cui la psiche segnala che una parte di noi è rimasta indietro e chiede attenzione.

Le voci in disaccordo non sono nemici da sconfiggere, ma parti di noi che stanno cercando di emergere e aspettano solo di essere ascoltate.

Comprenderne il significato profondo è il punto di partenza per sciogliere il blocco.

Tra Gestalt e IFS, come capisco quale approccio è più adatto a me?

La differenza principale sta nell’obiettivo e nel metodo.

La Gestalt punta a reintegrare le parti in conflitto interiore (come il Giudice e la Vittima) in un unico Io coeso, esteriorizzando il conflitto attraverso tecniche attive ed espressive come la sedia vuota. Risulta, quindi, più adatta per sbloccare l’energia attraverso l’espressione corporea e l’azione messa direttamente in scena.

L’IFS, al contrario, non cerca di fondere le parti, ma di creare un’armonia interna in cui ogni parte mantiene il suo ruolo ma smettendo di essere estrema, dialogando interiormente sotto la guida di un Sé calmo e compassionevole (unblending). È, quindi, più adatto se il paziente riferisce una fragilità o una sopraffazione da parte delle proprie emozioni.

Posso usare l’IFS o la Gestalt anche se non so quali siano esattamente le mie parti bloccate nel conflitto interiore?

Assolutamente sì.

Spesso i pazienti arrivano in studio dicendo semplicemente: “Mi sento in uno stato totalmente bloccato”, “Provo un’ansia che non capisco” o “Continuo a sabotare le mie relazioni, ma non so perché”.

Non devi avere già chiara la mappa della tua psiche.

Il lavoro terapeutico, che usi la sedia vuota della Gestalt o l’unblending dell’IFS, serve proprio a dare gradualmente un volto, una voce e un senso a quel blocco.

Il terapeuta ti guida passo dopo passo nel riconoscere le tue polarità o i tuoi protettori, aiutandoti a trasformare un sintomo confuso in un dialogo interiore chiaro e curativo.

Come faccio a zittire o eliminare definitivamente il mio Critico Interiore?

Questo è uno dei falsi miti più comuni.

In entrambi gli approcci, l’obiettivo non è mai zittire o eliminare il Critico Interiore (Topdog o Manager) con la forza, perché combatterlo lo rende solo più aggressivo.

Il vero sblocco emotivo può avvenire quando impariamo ad ascoltarlo senza farci schiacciare, scoprendo che sta usando metodi duri solo perché è terrorizzato all’idea di farci fallire o soffrire ancora una volta.

La guarigione autentica avviene trasformando questo tiranno in un alleato.

È meglio scegliere un percorso Gestalt o IFS per il mio blocco emotivo?

Non esiste una risposta universale. Dipende dalla natura del blocco emotivo, dalla storia personale e dalla sensibilità del paziente.

Un medico psicoterapeuta esperto in entrambi gli approcci può valutare quale strumento sia più indicato caso per caso, integrando spesso elementi di entrambe le metodologie in modo flessibile e personalizzato. Il criterio più importante non è la tecnica in sé, ma la capacità di lavorare sulle cause profonde del conflitto interiore e non solo sulla gestione del sintomo.


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Foto professionale della Dott.ssa Elisa Scala, medico psicoterapeuta a Novara
Ricevo a Novara e online

Medico psicoterapeuta

Sono iscritta all’Albo Professionale dei Medici dall’anno 2008 ed esercito la professione di Psicoterapeuta sia per mezzo di sedute online (via Zoom o Skype) che in presenza nel mio Studio privato vicino al centro storico di Novara.

Perché rivolgersi ad un medico psicoterapeuta?

Grazie alla sua duplice formazione medica e psicoterapeutica, un medico psicoterapeuta è in grado di valutare il paziente non solo dal punto di vista meramente psicologico, ma anche di considerare eventuali fattori biologici, medici e farmacologici che possono influenzare il disturbo, conflitto interiore o disagio portato dal paziente.

Questo permette una presa in carico olistica, in cui si possono trattare problematiche emotive, psichiche e fisiche in modo sinergico, personalizzando il percorso terapeutico per ottenere risultati più efficaci e duraturi.

I vantaggi tangibili per il paziente consistono in tempi mediamente più brevi rispetto alla psicoterapia tradizionale e senza limitarsi a quella che potrei definire come “terapia dell’ascolto”.

Dott.ssa Elisa Scala, medico psicoterapeuta a Novara